La manutenzione degli impianti sportivi in Italia – Il caso Francioni

Gianluca Francioni (fonte: francionistampa.altervista.org)

Gianluca Francioni (fonte: francionistampa.altervista.org)

Da molto tempo non vi riferisco più degli articoli che scrivo per il Il Referendum. Solo per motivi di tempo e organizzazione, perchè la collaborazione non si è interrotta.

Oggi voglio tornare a farlo per parlarvi di un caso emblematico di una situazione italiana grave: lo stato fatiscente di molte strutture sportive del nostro paese.

Il fenomeno riguarda tutte le discipline, anche il calcio, che da questo punto di vista è fermo a Italia ’90. Persino uno stadio storico come il Flaminio di Roma, dopo che la nazionale di rugby si è trasferita all’Olimpico, è diventato un problema di gestione e di responsabilità.

Se hanno questi problemi sport relativamente seguiti, potete immaginare cosa debbano sopportare i praticanti di discipline ben più di nicchia.

Il caso di Gianluca Francioni, purtroppo, è un esempio che ben sintetizza questo male.

Buona lettura.

Comunicazione di servizio: A52 ora è anche su Twitter!

Ora siamo anche qua (fonte: gizmondo.it)

Ora siamo anche qua (fonte: gizmondo.it)

Un articolo veloce solo per informarvi di una cosa.

A52 ora è anche su Twitter! Il nostro tag è @A52sport.

Seguiteci! Potrete controllare comodamente le uscite dei nuovi articoli e delle nuove puntate radiofoniche.

In più notizie, commenti, freddure, retweet interessanti. Tutto quello che è possibile fare in 140 caratteri!

Per il resto, il blog tornerà nei prossimi giorni con nuovi contributi.

Rimanete sintonizzati. Un saluto.

 

Gli impresentabili – Continua il viaggio alla scoperta delle squadre peggiori d’Europa

Continua il nostro viaggio nell’albo d’oro del premio Squadraccia d’Europa.

Lo stemma dell'Ajax Lasnamae (fonte: logo-city.org)

Lo stemma dell’Ajax Lasnamae (fonte: logo-city.org)

2007-2008 – Quando nel calcio dici Ajax non puoi non emozionarti. Vale anche per la storia di questo premio. Ovvio, non parlo dell’Ajax olandese, ma del fenomenale Ajax Lasnamae, compagine della città di Tallinn, in Estonia. Nel 2005 arriva per la prima volta nella Meistriliiga, la massima serie. Al primo anno tra i grandi ottiene una salvezza che ha del miracoloso. Come si sa, i miracoli di solito non si ripetono e nel 2007 è rumba.

Ultimo posto con solo 5 punti, frutto di una vittoria, 2 pareggi e 33 sconfitte. Tra i risultati da ricordare un 0-13, un 0-11, due 0-10 e due 1-7. Ironia della sorte, l’unico successo arriva contro l’F.C. Kuressaare, la squadra che aveva inaugurato il nostro albo d’oro e che con l’Ajax Lasnamae condivide anche i colori sociali. Insomma, la morale è che se sei gialloblu e giochi in Estonia sono cazzi acidi.

Lo stadio del Ranger's. No, magari pensavate fosse il Camp Nou... (fonte: soccerway.it)

Lo stadio del Ranger’s. No, magari pensavate fosse il Camp Nou… (fonte: soccerway.it)

2008-2009 – Si può passare nel giro di pochi anni dall’essere campioni nazionali ad essere la squadra peggiore d’Europa? Sì, è successo al Ranger’s di Andorra la Vella. Beh, se giochi ad Andorra è facile, ma comunque è notevole. I pirenaici, che sono stati anche i primi ad interrompere l’egemonia orientale del nostro titolo, hanno vinto il loro campionato due volte, nel 2005-2006 e nel 2006-2007. Grazie a questi risultati hanno anche respirato l’aria delle coppe europee, sebbene siano sempre stati eliminati quasi subito. Nel 2007-2008 arriva un onorevole terzo posto. Poi la dignità finisce.

Durante l’estate i migliori giocatori se ne vanno. Campionato duro quindi? Durissimo…Il torneo è diviso in due. Nella prima parte tutti affrontano tutti per un totale di 14 partite. Ii nostri vincono 4-1 contro l’Engordany, ma purtroppo le restanti 13 le perdono tutte. Si segnalano uno 0-12 contro il Santa Coloma e ben tre 0-7. C’è ancora il Relegation Round però. Nella fase successiva il campionato viene diviso in due gironi da 4. Tra i migliori ci si gioca lo scudetto, tra gli altri si cerca di evitare l’unico posto prenotato per la retrocessione. L’Inter Escaldes, penultima, dista solo 4 punti. L’impresa è ancora fattibile. Forse. Altre 6 partite, altre 6 sconfitte, 2 gol fatti, 29 subiti. Adeu, Ranger’s…

Lo stemma del Milano Kumanovo (fonte: uefaclubs.com)

Lo stemma del Milano Kumanovo (fonte: uefaclubs.com)

2009-2010 – Diventare una Squadraccia d’Europa non è cosa semplice. Gli avversari possono utilizzare qualsiasi mezzo e bisogna stare sempre sulle spine. Ne sa qualcosa il Milano Kumanovo, squadra macedone della città di Kumanovo. Ah, questi si chiamano Milano e hanno le maglie rossonere, ma le coincidenze si fermano qua.

In quella stagione il campionato macedone è alquanto movimentato. Innanzitutto il Pobeda viene punito dalla UEFA per un tentativo di combine in occasione di un preliminare di Champions del 2004. La squadra viene esclusa dai tornei europei per 8 anni e la federazione macedone si allinea escludendoli anche dal loro campionato. In più vengono annullate tutte le loro partite di quell’anno. Non finisce qui. Lo Sloga Jugomagnat e il Makedonija, in aperta polemica con la federazione, decidono di boicottare il torneo e non si presentano a due partite consecutive. Subiscono la stessa sorte del Pobeda. Il Turnovo e il Vardar si fermano invece ad una rinuncia, beccando come punizione solo tre punti di penalizzazione.

In una situazione del genere parrebbe semplice salvarsi. Parrebbe, appunto. Il Milano Kumanovo non si lascia condizionare e sbanca tutto conquistando solo 6 punti, grazie ad una vittoria e 3 pareggi. Tecnicamente avrebbe ancora la possibilità di salvarsi, dovendo giocare uno spareggio contro il Bregalnica Stip, quarto in serie B. Avrebbe, appunto. Perdono 2-1 ai supplementari. E pensare che in campionato le vittorie sarebbero state anche 2. Ma una era stata ottenuta contro il Pobeda, quindi non valeva più…

Un'esultanza dei giocatori del Čukarički. Incredibilmente pare essere dell'annata 2010-2011 (fonte: http://fudbalsrbija.net)

Un’esultanza dei giocatori del Čukarički. Incredibilmente pare essere dell’annata 2010-2011 (fonte: http://fudbalsrbija.net)

2010-2011 – Calcisticamente parlando in Serbia comanda Belgrado. E a Belgrado comandano Stella Rossa e Partizan, rivali eterni e mai conciliabili. La rivalità tra questi due club è talmente ingombrante che spesso ci si dimentica che nella capitale serba ci sono anche altre squadre, come il Rad, l’OFK e alcune che vengono dai sobborghi, tipo il Borča e il Čukarički.

Quest’ultima ha provato a mettersi sulla mappa del calcio con la straordinaria stagione 2010-2011, nel quale ha conquistato 5 punti in 30 partite. Posizione finale in classifica? Dai, non fatemi ridere… Ah, tutti pareggi, sia chiaro. Il vero punto di forza è stato l’attacco: 10 gol, di cui solo 3 in trasferta. A fine anno ben tre calciatori (di altre squadre, ovviamente) da soli avevano fatto uguale o addirittura meglio. Sembrerà strano, ma una simile primizia non è stata apprezzata dai tifosi. Durante l’anno la media spettatori è stata di sole 477 persone, in uno stadio che ne poteva contenerne fino a 7.000. Incompetenti…

Una foto che ben sintetizza le straordinarie annate dell'Ajax Lasnamae (fonte: lavanguardia.com)

Una foto che ben sintetizza le straordinarie annate dell’Ajax Lasnamae (fonte: lavanguardia.com)

2011-2012 – Parliamoci chiaro, senza giri di parole. A fare una stagione di merda sono capaci tutti. Ma fare una stagione di merda, retrocedere, tornare in Serie A e farne una ancora peggiore è roba da professionisti. E tali dovrebbero essere definiti tutti coloro che gravitano intorno all’Ajax Lasnamae. Dopo il grande successo del 2007, la squadra ha vissuto momenti tristi in Serie B, ma nel 2011 è tornata tra i grandi.

E ce n’è stato per tutti. Le parole non bastano. Cito qualche risultato conquistato durante l’anno: 0-14, 1-13, 0-12, 0-11, 0-9. I 7 a 0 al passivo sono addirittura sette. Il reparto arretrato è spettacolare. A fine campionato sotto la colonnina dei gol subiti compare un memorabile 192, per una media di 6.4 a partita. La differenza reti, -181, è quasi zero assoluto. Di vincere partite non se ne parla nemmeno, ma vengono colti comunque 4 pareggi. Tre di questi arrivano contro il solito Kuressaare. Il che mi fa pensare che gli regalino punti apposta per evitare che battano tutti i record. Il problema è che l’Ajax è davvero una macchina da guerra. Il Kuressaare è fortissimo, ma gli altri sono degli extraterrestri. Insomma, una storia tipo Real Madrid e Barcelona nella Liga degli ultimi anni. Ecco sì, una specie…

Bene, il percorso storico è terminato. Vi aspetto verso metà agosto per conoscere il podio della stagione 2012-2013. Un saluto

Gli impresentabili – Alla scoperta delle squadre peggiori d’Europa

Una vecchia copertina del glorioso Guerino (fonte: primoluglio2004.it)

Una vecchia copertina del glorioso Guerino (fonte: primoluglio2004.it)

Quando ero più giovane passavo i miei pomeriggi estivi a leggere giornali sportivi e sudare. Tra i giornali vi era (e vi è ancora nonostante il tempo libero sia molto meno) il glorioso Guerin Sportivo, vero totem della stampa sportiva italiana di qualità.

Un appuntamento imperdibile con questa rivista arrivava a metà agosto, di solito nel numero che precedeva la pausa estiva. Si trattava (e si tratta ancora nonostante non vi sia più nessuna pausa, visto che nel frattempo la cadenza è passata da settimanale a mensile) dell’inserto Regine d’Europa.

Questo è la raccolta di tutte le classifiche di tutti i campionati europei di calcio. Qualcosa di essenziale e semplice, ma allo stesso tempo irrinunciabile. Ci sono proprio tutte le nazioni, dall’Italia a San Marino, passando per Spagna, Cipro e molte altre.

In poche pagine si riassumono mesi di calcio giocato e di vittorie. Tutte le vincitrici sono lì, a portata di pagina.

Un'altra vecchia copertina del Guerino (fonte: asrtalenti.altervista.org)

Un’altra vecchia copertina del Guerino (fonte: asrtalenti.altervista.org)

Tutto molto bello ma io, come al solito, ho iniziato a notare il lato B della faccenda. Più che appassionarmi agli esiti dei campionati, mi premeva andare a scovare cosa era rimasto in fondo alle classifiche, quali orrori si erano sedimentati nei bassifondi.

Per farla breve, la mia curiosità era tutta per le altre, per gli ultimi. Da lì il passo è stato naturale. Tra tutte le ultime quale sarà la più ultima di tutte? Da questa domanda è nata una tradizione farlocca. Ogni anno aspetto Regine d’Europa per scovare e incoronare lei, la compagine più sgrausa del continente, la Squadraccia d’Europa.

L’operazione non è semplice. Non si tratta solo di un mero calcolo matematico, c’è qualcosa di più, c’è il sentimento.

Anche quest’anno la lotta per il titolo sarà serratissima. Per ingannare l’attesa della prossima edizione vi propongo l’albo d’oro di questo titolo fantomatico, platonico e sostanzialmente inutile.

Lo stemma degli estoni del F.C. Kuressaare (fonte: saaresport.ee(

Lo stemma degli estoni del F.C. Kuressaare (fonte: saaresport.ee)

2003-2004 – Per scovare il primo trionfatore bisogna andare sul Baltico, in Estonia. Al largo della costa vi sono alcune isole. Le più grandi sono Hiiumaa e Saaremaa, che secondo alcuni sarebbe addirittura il centro geografico dell’Europa. Ci interessa quest’ultima. La sua città più importante è Kuressaare, dove ha sede l’F.C. Kuressaare. La maglia è gialloblu e i giocatori sono soprannominati per questo le “gru gialle”. Negli anni le gru si son fatti la fama di squadra ascensore, ossia di compagine avezza a retrocedere e risalire subito con grande frequenza.

Nel 2003, non a caso, si era reduci da una promozione. Obiettivo salvezza tranquilla? Eh sì, magari…Il campionato dei nostri è di altissimo livello. Su 28 partite giocate abbiamo 1 vittoria, 2 pareggi e 25 sconfitte. Tra queste notevole il 17 a 0 subito dalla capolista Flora Tallin. La differenza reti è gelo puro: -110, frutto di 11 gol fatti e 121 subiti. L’attacco rimane a secco per 21 partite e nell’unica in cui riesce a farne 3, la difesa ne prende 9. L’unica vittoria è un 2 a 1 al F.C. Valga, penultimo a fine anno. Anche per loro un bel campionatuccio, ma di fronte avevano dei fenomeni. Impossibile fare peggio.

Una vista aerea della ridente Laç, in Albania

Una vista aerea della ridente Laç, in Albania

2004-2005 – Rimaniamo ad est, ma ci spostiamo vicino a casa. Limitiamoci ad attraversare l’Adriatico e sbarchiamo nella Prefettura di Alessio, in Albania. Qualche ora di viaggio verso l’entroterra e siamo arrivati a Laç, la nostra meta. Qui gioca il KF Laçi, orgoglio di tutta la regione. Anche questa è squadra da discese ardite e da risalite. Peccato che quell’anno la discesa sia un filo troppo ardita.

Il campionato albanese è composto da 10 squadre per un totale di 36 partite. Bene i nostri non ne vincono mezza. E i pareggi sono 2, mica 20. A fine hanno sono 2 punti e 34 sconfitte, 13 gol fatti e 124 subiti. Il distacco dalla penultima è di 26 punti, quello dalla terzultima, e quindi dalla quota salvezza, è un omerico -44. La celebre “matematica certezza” deve essere arrivata abbastanza in fretta. La cosa singolare è che negli anni il Laçi tornerà nella Kategoria Superiore, la Serie A albanese, e si consoliderà anche come una buona squadra. Nel 2010 giocherà perfino i turni preliminari di Europa League contro i bielorussi del Dnepr Mogilev. All’andata è in vantaggio fino al 92′, poi subisce il pareggio. Al ritorno qualcuno coltiva speranze. Finisce 1-7 e tanti saluti. Ah, il Dnepr, mica il Bayern…

Lo stemma del F.C. Bolat di Temirtau (fonte: pagina Twitter del F.C. Bolat)

Lo stemma del F.C. Bolat di Temirtau (fonte: pagina Twitter del F.C. Bolat)

2005-2006 – Come avrete capito, l’est-Europa domina e ci staremo per un bel po’. Per la stagione 2005-2006 bisogna andare nel campionato kazako, che per me dovrebbe vincere senza discussioni il premio di campionato con le squadre dai nomi più fighi della terra (Agtobe Lento, Tobol Qostanai, Ekibastuzetc, giusto per darvi un’idea). La compagine che ci interessa non è da ricordare per la denominazione (anche se comunque si piazza bene anche lì), ma per questa straordinaria annata.

Parliamo del F.C. Bolat di Temirtau, cittadina famosa per le attività siderurgiche. Acciaio quindi, ma la squadra non è manco di latta. Non è niente. Impietose le statistiche. A fine hanno il Bolat conquista un pareggio. E…? E niente! Basta, tutto qui. Un punto in 30 partite. Brutto colpo, considerato che era una neopromossa. Cosa che non sarà mai più, visto che non è più tornata nella massima serie. Peccato, vien da dire…

Ivaylo Drazhev, il presidentissimo (fonte: sofiaecho.com)

Ivaylo Drazhev, il presidentissimo (fonte: sofiaecho.com)

2006-2007 – Questa è una storia meravigliosa. Una squadraccia sotto mentite spoglie. In Bulgaria esiste, dal 1919, il Chernomorets Burgas, squadra della città di Burgas con una buona tradizione. Nel 1997 viene comprata da Ivaylo Drazhev, politico e maneggione di successo che qualche anno più tardi finirà inevitabilmente arrestato. Con un personaggio simile al comando, non è un caso che nel 2004 si vada in bancarotta, con relative retrocessioni. Nell’estate del 2005 il sindaco di Burgas riforma il club. La cosa non sta per niente bene a Drazhev che, l’anno successivo, decide di ricorrere alle maniere forti. Prende il Conegliano German, squadra fondata nel 2001 a Sofia e neopromossa in massima serie, e ne cambia il nome in Chernomorets Burgas Sofia. Per capirci, è come se i Della Valle lasciassero la Fiorentina, si comprassero il Torino e lo ribattezzassero Fiorentina Torino.

Con questi presupposti dove vuoi andare? La squadra è impresentabile. Un pareggio in 30 partite, con 8 gol fatti e 131 subiti. Può andare peggio di così? Sì, perchè i nostri pensano bene di non schierare per la prima giornata il numero di giovani previsto dal regolamento. Risultato? Sconfitta a tavolino e 3 punti di penalizzazione che fanno arrivare il punteggio finale in classifica ad un inarrivabile -2. Oggi il Chernomorets originale è tornato nel calcio che conta. Quello di Sofia arranca nelle serie minori. Ma è per sempre nel mito e nei nostri cuori.

Fine della prima parte. Appuntamento alla prossima settimana per le altre vincitrici.

Generazione di fenomeni: se ne parla ad A52

La gioia dei fenomeni (fonte: vulcanonews.it)

La gioia dei fenomeni (fonte: vulcanonews.it)

Continuano le puntate radiofoniche di A52, la trasmissione sportiva di Radio Doppio Malto.

Nell’ultima parliamo di pallavolo e della squadra che ha segnato la storia di questo sport e di tutto il panorama sportivo italiano e mondiale: la nazionale italiana degli anni ’90, quella passata alla storia come la generazione di fenomeni.

Come sempre, buon ascolto!

Pedate dei Caraibi – Storie di Mondiali, ricordando la partita più strana di sempre

In questo articolo ci spostiamo qua

In questo articolo ci spostiamo qua

La Confederations Cup che si è giocata in questi giorni ci ha ricordato due cose.

La prima riguarda la partecipazione della nazionale di Tahiti. 22 onesti e volenterosi dilettanti guidati da un solo professionista, Marama Vahirua, neanche di primo livello. La loro presenza è stata un momento di riscatto per tutto quel calcio che potremmo definire “altro“. Niente milioni di euro, niente businness, solo passione e calore. E chissene se poi si finisce per prendere 24 gol in 3 partite.

Il secondo promemoria è un po’ meno romantico. La Confederations Cup rimarrà negli annali anche per quello che è successo fuori dagli stadi. Le proteste del popolo brasiliano hanno fatto notizia, traendo giovamento dalla cassa di risonanza creata dal calcio. Ma i vertici di questo sport, soprattutto un certo settantenne svizzero dalle idee sempre un po’ confuse, se ne sono usciti con commenti infelici, ciechi e dimenticabili. Insomma, tutto ciò ci ha mostrato ancora di più come i dirigenti che controllano il pallone siano spesso inadeguati.

Marama Vahirua, l'unico professionista di Tahiti

Marama Vahirua, l’unico professionista di Tahiti

Questo lungo cappello sull’attualità ci serve da preambolo per una storia legata a questi due punti: il calcio sommerso e l’incopetenza dirigenziale.

Torniamo indietro di una ventina d’anni. Dove andiamo? Dai, per una volta un posto caldo e soleggiato. Vanno bene i Caraibi? Ottimo.

Il calcio da quelle parti non ha mai avuto grandissimo successo, anche perchè risente della concorrenza di altri sport più radicati (cricket o baseball) o molto più remunerativi per le caratteristiche degli indigeni (atletica leggera).

Nonostante questo a pallone si gioca. Il calcio caraibico, a livello mondiale, ha avuto quattro momenti di gloria, coincidenti con le partecipazioni delle nazionali della zona alla Coppa del Mondo.

L'uomo che ci mise paura nel 1974

L’uomo che ci mise paura nel 1974

Nel 1938 fu Cuba a rompere il ghiaccio. Fidel Castro e il socialismo sono una ventina d’anni dall’arrivare, Fulgencio Batista governa e la nazionale riesce a qualificarsi per il Mondiale. Oddio, riesce…in pratica nella loro zona si ritirano tutti per protesta contro la FIFA, colpevole di aver mandato a ramengo dopo tre edizioni il proposito si alternare la sede del torneo tra vecchio e nuovo continente. I cubani, mica scemi, non rinunciano e vanno.

Al primo turno c’è la Romania. Finisce 2-2 al 90′ e 3-3 dopo i supplementari. I rigori ancora non esistono e si rigioca quattro giorni dopo. Tra la sorpresa generale i caraibici vincono 2-1 in rimonta e passano ai quarti. Avversario la Svezia, ma finisce maluccio, 8-0 per gli scandinavi.

Per rivedere i Caraibi ai mondiali bisogna aspettare quasi 40 anni. Nel 1974, in Germania, è la volta di Haiti. Partecipazione celeberrima in Italia. Contro di loro giochiamo la famosa partita del gol di Sanon, che interrompe il record di imbattibilità di Zoff, e del vaffa in mondovisione di Chinaglia a Valcareggi. Finisce 3-1 per gli azzurri e per qualche giorno si pensa che gli haitiani non siano poi così malvagi. Peccato che poi ne prendano 7 dalla Polonia e 4 dall’Argentina. Insomma il problema siamo noi e infatti andiamo subito a casa.

Theodore Whitmore, eroe della Giamaica 1998

Theodore Whitmore, eroe della Giamaica 1998

Nel 1998 la Coppa del Mondo torna in Francia e tornano anche i Caraibi. A qualificarsi è la Giamaica. Contro Croazia e Argentina finisce male, ma all’ultima partita arriva la storica vittoria contro il Giappone.

L’ultimo caso è recente, nel 2006. In Germania arriva Trinidad e Tobago, guidata da quello che forse è il più forte caraibico di sempre, l’attaccante Dwight Yorke. Attaccante che per l’occasione arretra a centrocampo per dare un po’ più di costrutto alla manovra. All’esordio è un ottimo 0-0 contro la Svezia. Nella seconda partita si resiste per 83 minuti contro l’Inghilterra, per poi capitolare e di fatto uscire.

Dwight Yorke, leader di Trinidad e forse di tutti i Caraibi

Dwight Yorke, leader di Trinidad e forse di tutti i Caraibi

Come vedete, il calcio caraibico ha sempre fatto un po’ di fatica ad imporsi nel mondo. Per le nazionali della zona, più che la Gold Cup, il torneo della CONCACAF dove comunque son sempre schiaffoni, il vero obiettivo è la Caribbean Cup, la Coppa dei Caraibi.

Si svolge proprio durante una partita di qualificazione a questo torneo il fatto di cui facevo cenno prima di questo nostro excursus.

È il 1993 e ci si gioca un posto per l’edizione dell’anno successivo. Nel Gruppo 1 sono inserite Porto Rico, Barbados e Grenada. Tre stati in cui il calcio non ha il primato. A Porto Rico domina da sempre il basket, mentre da Barbados sono usciti alcuni buoni velocisti (Obadele Thompson su tutti). E a Grenada? Beh, hanno il cricket. E una sciatrice. Sì, non avete letto male. Nel paese il monte più alto non raggiunge i 900 metri e la neve è un concetto abbastanza oscuro, ma a fine anni ’90, l’austriaca Elfi Eder, slalomista di buon livello, va in rotta con la sua federazione e decide di gareggiare con i colori caraibici. Purtroppo ha già sparato le cartucce migliori della carriera.

Elfi Eder, grenadina DOC. Più o meno...

Elfi Eder, grenadina DOC. Più o meno…

Torniamo al calcio. Nella prima sfida Porto Rico regola Barbados per 1-0. La partita successiva tra i portoricani e Grenada finisce 0-0. Si va ai supplementari. Ma come? Siamo nel girone, un punto a testa, no? No, perchè gli organizzatori hanno deciso che il pareggio pare brutto. Prima del 120′ comunque è Grenada a segnare il primo gol della partita. Gol che vale il…2-0! Sì, sempre colpa degli organizzatori. Il gol nei supplementari è un golden goal e vale doppio. Vi sembra una scemenza? Aspettate il resto della storia…

Passa solo la prima. Porto Rico è ormai fuori dai giochi. Barbados-Grenada è decisiva. Ai primi serve una vittoria con due gol di scarto, agli altri basta tutto il resto.

A dieci minuti dalla fine Barbados sembra farcela. Vince 2-0. All’83’ però arriva il gol di Grenada che rovina tutto. Serve un altro gol. Il 3-1, ovvio. O forse no? I barbadiani mettono in moto l’ingegno e intuiscono la mandrakata. Difficile segnare con così poco tempo a disposizione. Meglio andare ai supplementari e avere mezz’ora a disposizione per mettere a segno una rete che vale doppio. Ergo, all’87’ si fanno autogol di proposito.

L'autogol volontario di Barbados

L’autogol volontario di Barbados

I grenadini sono storditi dalla cosa. Poi ci arrivano. Qua ci vogliono coglionare. Capiscono che ora anche loro hanno bisogno di un gol. Uno qualsiasi, per loro o per gli altri basta che sia gol. Gli ultimi tre minuti sono puro teatro dell’assurdo. Da una parte una squadra che cerca di infilare il pallone in una qualsiasi delle porte, dall’altra una che le difende entrambe.

Hanno la meglio quest’ultimi perchè al novantesimo finisce 2-2. Ai supplementari, forse ancora in stato confusionale, Grenada cede e subisce il 3-2. Pardon, 4-2.

Barbados passa il turno e va a giocare la fase finale della Coppa dei Caraibi dove però esce fuori subito. Nel frattempo quella partita entra nel mito e diventa quasi una leggenda metropolitana. Tutto per una decisione discutibile dei dirigenti, di quelli che comandano.

Mi sento fregato. La persona che se n’è uscita con queste regole dovrebbe essere rinchiusa in manicomio“, dichiara nel post-partita James Clarkson, allenatore di Grenada.

E vagli a dare torto…

Scusate l’assenza. E il gioco di richiami…

Il nostro padre putativo

Il nostro padre putativo

Ritorno solo per informare i miei 4 lettori che non ho abbandonato il progetto A52, nonostante la latitanza.

Semplicemente mi trovo in un periodo molto complicato e trovare il tempo di fare tutto diventa sempre più difficile.

I progetti e le idee ci sono ancora e molto presto ritornerò a postare con maggiore frequenza.

Nel frattempo vi invito a rileggere qualche contributo che non avete ancora letto (e magari riascoltare le puntate su Radio Doppio Malto) e di godervi la Confederations Cup (senza ignorare quello che succede fuori dagli stadi).

P.S. In questi giorni potete trovarmi spesso allo Sherwood Festival di Padova. Sherwood, la foresta vicino a Nottingham. Nottingham la città del Nottigham Forest. Nottigham Forest la squadra che ha reso immortale Brian Clough. Brian Clough l’uomo che ha ispirato il progetto A52. Vedete che tutto si chiude a volte?

 

 

 

Torna A52 in radio. Si parla di draft NBA e non solo.

David Stern, commisioner della NBA e protagonista di molti draft

David Stern, commisioner della NBA e protagonista di molti draft

A52, lo sapete, è nata come una trasmissione radiofonica. E ogni mese torna a raccontarvi una storia.

Oggi è uscita l’ultima puntata. Si parla di basket NBA, ma non delle Finals. Noi ci portiamo avanti e andiamo oltre. Andiamo a fine giugno, quando ci sarà il draft.

Lo spiegheremo, lo racconteremo e andremo alla ricerca delle sue storie più curiose.

Come sempre, buon ascolto.

Viaggio a Southampton, tra calcio, santi, donne nude e attori porno

Il porto di Southampton

Il porto di Southampton

In questo blog abbiamo raccontato e racconteremo molte storie. Qualcuna commovente, altre edificanti, parecchie strane e curiose. Però ad un santo che diventa attore non ci siamo mai arrivati. Men che meno ad un santo che diventa attore porno…

Frenate un attimo e seguitemi. Si va, come spesso succede, lo ammetto, in Inghilterra. Londra? No, un pò più a sud. La nostra meta è Southampton, nell’Hampshire.

La città si trova in riva al mare, sul golfo del Solent, e ha di fronte la famosa Isola di Wight, quella resa celebre in Italia da una canzone dei Dik Dik che, alla fine della fiera, non era altro che una cover di una canzone inglese, come consuetudine dell’epoca.

Uno dei motivi per cui Southampton è conosciuta è il suo porto. Questo è stato ed è ancora un importante scalo per transatlantici. Fu da questi moli che nel 1912 il Titanic partì per il suo tragico viaggio verso il mito.

Un celebre sotonian

Un celebre sotonian

Da Southampton arrivano un paio di personaggi famosi, conosciuti anche in Italia. Il cantante R&B Craig David è originario della città, così come lo era il regista Ken Russell. Il mio indigeno preferito però è un altro: Alfred Hawthorn Hill. Vi dice niente? No? E se vi dicessi che era dai più conosciuto come Benny Hill e che aveva il vizio, televisivo s’intende, di finire sempre in strampalati inseguimenti?

Ma torniamo un attimo al motivo fondante di questo blog. Se molti di voi conoscono Southampton sono sicuro che sia per la sua squadra di calcio, il Southampton Football Club. Si tratta di una di quelle società inglesi che, pur avendo vinto poco niente nella loro storia, hanno una fortissima forza di attrazione nei confronti degli appasionati di calcio estranei al mondo anglosassone.

I motivi possono essere svariati. Nel nostro caso ha sicuramente aiutato lo stadio, il mitico The Dell, buco angusto e caratteristico, casa dei biancorossi dal 1898 al 2001. 103 anni in cui ha visto tre secoli ed è passato più o meno indenne da tante disavventure. Compreso un bombardamento nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Il 30 novembre del 1940 una bomba tedesca cadde in area di rigore provocando un cratere di 6 metri. Il Southampton fu costretto a giocare in altri stadi per il resto della stagione e in una occasione dovette addirittura cercare ospitalità a Fratton Park, casa dei rivali storici del Portsmouth. Uno smacco difficile da digerire…

The Dell in una veduta aerea

The Dell in una veduta aerea

Un altro motivo che ha contribuito ad aumentare l’appeal nei confronti del Southampton è stato uno dei suoi giocatori più rappresentativi, Matthew Le Tissier, uno degli ultimi eroi romantici del calcio. Le Tissier è nativo di Guernsey, una delle isole principali della Manica, famosa, prima di lui, per essere stata il luogo d’esilio di Victor Hugo tra il 1855 e il 1870. Fu nella sua casa della capitale St. Peter Port che lo scrittore francese portò a compimento la lunga stesura de I Miserabili.

A St. Peter Port Le Tissier nacque, ma fu a Southampton che divenne calciatore di conclamata fama. Rimase lì per più di 15 anni, giocandovi tutta la carriera, rifiutando ripetutamente le offerte che provenivano da squadre più blasonate, diventando una indiscussa e amata bandiera dall’alto dei suoi 209 gol in 540 presenze complessive. Giocando da centrocampista offensivo, mica da prima punta.

La leggenda Matthew Le Tissier

La leggenda Matthew Le Tissier

Uno dei record che lo hanno consacrato riguarda i calci di rigore. Su 48 massime punizioni battute in carriera, Le Tissier ne ha trasformate ben 47. Calcolatrice alla mano, una discreta percentuale di realizzazione.

In Inghilterra il Southampton è conosciuto anche per essere una sorta di Atalanta britannica per quanto riguarda la cura del settore giovanile. Dai campi dove si allenano le squadre dell’Academy sono passati giocatori come Alan Shearer, Mick Channon e, in tempi più recenti, Theo Walcott, Gareth Bale e Alex Oxlade-Chamberlain.

Come potete notare non tutti hanno seguito le orme di Le Tissier e la maggior parte di loro si è affermata nel calcio con addosso una divisa diversa dalla storica maglia biancorossa del Soton (espressione gergale per la squadra e la città, dal quale deriva anche l’aggettivo sotonian per indicare gli abitanti). Tra questi ce n’è uno che è addirittura riuscito a farsi un nome, non solo non indossando quella maglia, ma non indossando proprio nessuna maglia. E nemmeno i pantaloni. E nemmeno le mutande…

Un giovane Gareth Bale ai tempi del Southampton

Un giovane Gareth Bale ai tempi del Southampton

Danny Mountain è nato in Inghilterra il 18 luglio del 1984. Gli piaceva il calcio, ci sapeva fare col pallone e, all’età di 9 anni, riuscì ad entrare nel settore giovanile del Southampton. Il talento non gli mancava. A 12 anni Alan Ball e Geoff Hurst, due campioni del mondo con l’Inghilterra nel 1966, lo videro giocare e gli prospettarono un grande futuro. Alcune squadre di Londra fecero arrivare le loro offerte ma Danny, tifosissimo dei colori per cui giocava, non volle saperne di andar via.

I 16 anni sono un’età cruciale per un giovane calciatore, una sorta di crocevia, un bivio dove spesso si vede quale siano le reali potenzialità del ragazzo. Anche per Danny fu così, ma non come avrebbe sperato. Un tackle assassino gli distrusse un ginocchio e ogni possibilità di diventare un giocatore professionista. Fu costretto ad abbandonare il calcio.

Siccome di qualcosa bisogna pur vivere, finì a fare il carpentiere. Nonostante non fosse un mestiere da sogno, riusciva comunque ad avere un certo successo con le donne. È belloccio e fisicato. E ha doti molto apprezzate…Iniziò a frequentarsi con una ragazza molto bella, quella che noi chiameremmo “una ragazza da copertina”.

Un esempio di terza pagina inglese. Lo so, manca la parte più interessante...

Un esempio di terza pagina inglese. Lo so, manca la parte più interessante…

In Inghilterra usano un’altra espressione, ossia “ragazza da terza pagina” per l’abitudine dei tabloid, lanciata dal Sun a inizio anni ’70, di piazzare foto di femmine scarsamente vestite in quella sezione del giornale. È curioso notare come anche in Italia, tempo fa, avessimo pensato di inserire qualcosa di particolare in terza pagina. Ma da noi si trattava della pagina della cultura, da loro è quella delle donnine nude. Lungi da me sbilanciarmi su quale nazione abbia fatto la scelta migliore…

Torniamo a Danny e alla ragazza molto attraente. Lo era tanto da fare la modella. Il suo agente le propose di provare a fare un provino per un film porno. Lei non era molto per la quale, ma alla fine andò, accompagnata dal nostro. Come succede sempre in questi casi, alla fine venne preso lui e di lei si son perse le tracce.

Danny entrò così nell’industria pornografica e ben presto si trasferì negli Stati Uniti, che in un certo senso stanno al porno come l’Inghilterra sta al calcio. Ha lavorato per tutte le grandi case di produzioni a stelle e strisce: Elegant Angel, Wicked Pictures, Digital Playground, Penthouse, New Sensations, Brazzers e molte altre (non chiedetemi perchè le conosco…). Il tutto non usando mai un nome d’arte, circostanza che nel settore è probabile e ricorrente come quella di trovare una persona sobria in un pub di Dublino il 17 marzo…

Danny Mountain, in versione giovane calciatore e in versione attuale

Danny Mountain, in versione giovane calciatore e in versione attuale

Al giorno d’oggi, Danny Mountain è uno dei più apprezzati performer maschili dell’industria a luci rosse, sia dagli spettatori, che dagli addetti ai lavori. Di sicuro sembrano apprezzarlo molto le sue colleghe…

Bene, starete pensando, ma il santo dell’inizio dell’articolo? Presto detto. Il Southampton è nato sotto l’egidia di una associazione ricreativa ecclesiastica, la St. Mary Church Young Men’s Association. Per questo motivo i suoi calciatori vengono soprannominati Saints, i santi.

Anche Danny Mountain era un santo. Un santo diventato pornoattore.

Gli impresentabili – Treviso a cattivo gioco

Bepi da Preganziol

Bepi da Preganziol

La Serie A all’improvviso, quando meno te lo aspetti. Quasi tutti i tifosi sono concordi nel ritenere che i successi più belli siano quelli non pronosticati, arrivati a sorpresa. Per dirla schietta: secondo voi hanno goduto di più i tifosi greci per l’Europeo del 2004 o quelli spagnoli per l’edizione del 2012? Chiaro, no?

A volte però l’effetto sorpresa può trasformarsi nel più doloroso dei boomerang. Ne sanno qualcosa a Treviso…

L’anno di grazia è il 2005. Il Treviso è in Serie B e gioca un onorevole campionato. L’inizio è difficile. Sotto la guida di coach Giancarlo D’Astoli i biancoazzurri fanno fatica e conquistano solo 5 punti in 9 partite. Scontato l’esonero. A subentrare è Giuseppe Pillon, per tutti Bepi. Segni particolari: baffo d’assalto. È un personaggio conosciuto sulle rive del Sile. È nato a Preganziol, a pochi kilometri dalla città, e ha già giocato e allenato all’Omobono Tenni.

Con lui la squadra si riprende e si toglie parecchie soddisfazioni. A fine anno la classifica vede nell’ordine: Genoa, Empoli, Torino, Perugia, Treviso e Ascoli. Le prime due vanno dirette in A, le altre si giocano i playoff.

Un 11 di quella stagione

Un 11 di quella stagione

Nella Marca, visto come si erano messe le cose, son già contenti così e nessuno si dispera troppo quando il Perugia li batte sia all’andata che al ritorno. Gli umbri vanno in finale contro il Torino, ma hanno la peggio dopo un soffertissimo doppio scontro.

Bene, promosse sono quindi Genoa, Empoli e Torino. Ehm…non proprio. Poco dopo la fine del campionato scoppia la bomba. Alcune indagini portano alla luce un tentativo di addomesticamento dell’ultima partita di campionato del Genoa contro il Venezia. I grifoni vengono retrocessi all’ultimo posto e finiscono in C1.

Va bene, ok, nessun problema. Le promosse sono Empoli, Torino e Perugia, ripescato dopo la finale persa. Ehm…non ancora. Sia i piemontesi che gli umbri si trovano in condizioni economiche disastrose e falliscono. Ergo, diventa automatico il ripescaggio per Ascoli e Treviso.

Lo sloveno di belle speranze

Lo sloveno di belle speranze

Peccato che tra un ricorso e l’altro l’ufficialità della cosa arrivi solo il 16 agosto, a neanche due settimane dall’inizio del campionato. Il presidente Ettore Setten e i dirigenti devono fare autentiche acrobazie di mercato per allestire una squadra all’altezza. Sulla carta i giocatori buoni arrivano. Tra gli altri ci sono i gemelli Filippini, Pinga, Andrea Dossena, Dino Fava e un giovane portiere sloveno di belle speranze, tale Samir Handanovic.

Tutto molto bello, ma la coesione di gruppo, in soli 10 giorni, è dura da trovare per il tecnico Ezio Rossi. Ezio Rossi? E il Bepi da Preganziol? Si è trasferito ad ovest, sulla panchina del Chievo. E verrà molto rimpianto.

Arriva il fatidico giorno. La prima giornata è in trasferta. Non una trasferta banale, ma a San Siro, contro l’Inter. Al centro dell’attacco dei nerazzurri c’è il brasiliano Adriano, ancora Imperatore con la I maiuscola e quel giorno, sfiga!, più in forma del solito. Ne fa 3 e tutto il Treviso, in particolare lo sloveno di belle speranze che sta in porta, passa una giornataccia.

In città comunque si respira entusiasmo e soddisfazione. I media sembrano di colpo accorgersi della Marca e del suo movimento sportivo. Treviso viene proclamata la capitale italiana dello sport, essendo all’epoca l’unica città a vantare una compagine nelle massime serie dei quattro sport di squadra più popolari in Italia, ossia calcio, basket, volley e rugby.

L'Omobono Tenni

L’Omobono Tenni

E poi, vabbè, l’inizio è stato duro, ma c’è tempo per riprendersi e si può puntare forte sul fattore campo. Ehm…sì, ma anche no. Il Tenni è un catino da 7.000 e rotti posti, situato poco fuori le mura della città. Non bellissimo, a dir la verità, ma raccolto, caldo, appassionato. Ma per la Lega Calcio non è a norma. Tocca traslocare, almeno per il tempo necessario a metterlo in ordine.

Si finisce a Padova che non è come per il Pisa andare a giocare a Livorno, ma non è neanche essere ospiti a casa di amici. L’esilio dura fino al 23 ottobre.

Le cose sul campo, quale esso sia, vanno maluccio. Le prime 5 partite sono tutte sconfitte. Qualche pareggio che fa morale, poi alla nona giornata arriva la prima storica vittoria in Serie A, 2 a 1 alla Reggina in trasferta. Autori dei gol, Francesco Parravicini e Gigi Beghetto, storico capitano ricordato ancora con affetto dai tifosi.

Si pensa alla riscossa, ma la squadra arranca ancora. Ezio Rossi viene silurato e la dirigenza riprova la carta dell’enfant du pays, che tanto bene aveva funzionato l’anno prima, chiamando il trevigiano Alberto Cavasin. Il nuovo tecnico coglie 5 punti nelle prime 5 partite, grazie anche alla seconda vittoria stagionale, 2 a 1 contro il Lecce. Poi però è di nuovo pianto e stridore di denti.

L'idolo Gigi Beghetto

L’idolo Gigi Beghetto

A gennaio si tenta il colpo di coda sul mercato. L’acquisto principale è Walter Baseggio, centrocampista belga di padre trevigiano, bandiera dell’Anderlecht e con buona esperienza internazionale. Arrivano anche giocatori del calibro di Christian Maggio e Marco Borriello. Solo che sono qualche anno distanti dai loro periodi migliori.

Dopo la 26esima giornata salta anche Cavasin e a sostituirlo arriva Diego Bortoluzzi. Anche lui della Marca, di Vittorio Veneto. Non si sa mai…

Il 2 aprile arriva uno dei momenti più alti della stagione. In un Tenni gremito, il Treviso strappa con orgoglio un punto alla fortissima Juventus di Capello, bloccandola sullo 0 a 0. Una settimana dopo però arriva un’altra sconfitta. Al San Filippo di Messina finisce 3 a 1 per i padroni di casa. È il risultato che certifica, con 5 giornate d’anticipo, la retrocessione in Serie B dopo una sola stagione.

Le ultime partite sono semplice accademia, ma all’ultimissima giornata arriva l’ormai inutile terza vittoria, contro l’Udinese, anche questa per 2 a 1.

Alla fine è ultimo posto con 21 punti conquistati, frutto di 3 vittorie, 12 pareggi e ben 23 sconfitte. Le reti fatte sono 24 (il peggiore attacco del campionato), quelle subite 56 (risultato neanche tanto brutto, visto che ben sei squadre fanno peggio).

Bene, quindi le retrocesse sono Treviso, Lecce e Messina.

C'era anche Reginaldo quell'anno a Treviso

C’era anche Reginaldo quell’anno a Treviso

Ehm, forse…l’8 maggio 2006 scoppia Calciopoli. In un primo momento la giustizia sportiva manda in Serie B Juventus, Lazio e Fiorentina, salvando quindi le tre retrocesse.

Ci risiamo, pensa qualcuno.

Poi però i verdetti vengono mitigati e ad andare in B è solo la Juve. Rimane in A solo il Messina.

Il Treviso deve retrocedere sul serio.

Visto i precedenti, forse è meglio così.