La storia di Cosmin Contra, sparatutto rumeno ad alto rischio

L'11 titolare dell'Alaves nella famosa finale del 2001 (fonte: euskomedia.org)

L’11 titolare dell’Alaves nella famosa finale del 2001 (fonte: euskomedia.org)

Ve la immaginate una squadra non proprio di blasone, tipo l’Empoli o l’Avellino (con tutto il rispetto per due piazze storiche del calcio italiano), che arriva in Serie A, si qualifica per l’Europa League e va fino in finale perdendo solo ai supplementari contro una big come il Liverpool, giusto per fare un nome?

Al giorno d’oggi è difficile, ma una decina di anni fa storie del genere erano ancora possibili. E accadevano. Molti di voi si ricorderanno la straordinaria cavalcata nella Coppa UEFA 2000-2001 del Deportivo Alaves, squadra spagnola della città di Vitoria.

Erano alla loro prima partecipazione in una competizione europea e nessuno gli dava mezza peseta. Dopo il sorteggio del primo turno, il presidente dei turchi del Gaziantepspor, contro cui erano stati sorteggiati, disse «abbiamo beccato la squadra più scarsa del torneo». Matematico, quella sfida divenne la prima impresa di una lunga serie.

Jordi Crujiff, leader dell'Alaves 2001 (fonte: goal.com)

Jordi Crujiff, leader dell’Alaves 2001 (fonte: goal.com)

La finale si giocò a Dortmund contro il Liverpool (ecco sì, all’inizio non era stato proprio un nome sparato a caso…). Fu una delle partite più belle di sempre. Finì 5-4 per gli inglesi, con un golden gol, che in realtà fu un’autorete, negli ultimi minuti dei tempi supplementari. Per l’Alaves fu una beffa atroce dal quale in pratica non si riprese più.

Era una squadra di onesti mestieranti che si basava sul talento di un paio di giocatori e sull’exploit temporaneo degli altri. Il calciatore simbolo riassumeva entrambe le situazioni: Jordi Cruijff. Figlio del divino Johan, nessuno si è mai azzardato a paragonarlo al padre, ma se c’è stato un anno in cui è andato anche vagamente vicino ad emularlo, fu quello.

Qualcuno si interessò ai gioielli di quel gruppo e ci fu chi se ne prese un paio. Nell’estate del 2001 il Milan decise di scommettere su due protagonisti di quella squadra. Il primo nome era quello di Javi Moreno, il centravanti. Meglio lasciar stare…

Cosmin Contra in maglia rossonera (fonte: spaziomilani.it)

Cosmin Contra in maglia rossonera (fonte: spaziomilani.it)

L’altro acquisto fu il promettente terzino rumeno Cosmin Contra. Nato a Timisoara, il 15 dicembre 1975, era un terzino destro dall’attitudine brasiliana e il carattere facilmente infiammabile. Insomma, l’esatto opposto di quel ghiacciolo di Thomas Helveg che i dirigenti rossoneri cercavano in tutti i modi di sostituire. Le caratteristiche del rumeno erano chiare: tanta corsa in fase offensiva, un po’ meno in quella difensiva, grinta e temperamento a pacchi da venti e capacità di sparare delle mine paurose dalla distanza.

Una di queste lo consacrò a idolo estemporaneo della curva sud. Il 21 ottobre si giocò il derby contro l’Inter. I nerazzurri passarono in vantaggio con un gol di Nicolino Ventola in apertura. Il Milan reagì nella ripresa. Al 59′ pareggiò Shevchenko. Tre minuti dopo il nostro ricevette un passaggio sulla destra, si accentrò e fece partire una bordata ignorante sotto la traversa. Non contento, dopo altri tre minuti pennellò un cross al bacio per il terzo gol, firmato Pippo Inzaghi.

Edgar Davids, il gentiluomo con cui contra ebbe a che fare nel Trofeo TIM 2002 (fonte: affaritaliani.it)

Edgar Davids, il gentiluomo con cui contra ebbe a che fare nel Trofeo TIM 2002 (fonte: affaritaliani.it)

Il campionato di Contra proseguì tra alti e bassi, come tutto quel Milan. Prima di Natale visse un altro highlight, segnando in pieno recupero il gol vittoria contro l’Hellas Verona. Il 24 febbraio, contro il Venezia arrivò anche la terza segnatura in campionato.

La prima stagione di Contra in Italia sembrò dunque incoraggiante, tanto che venne confermato anche per l’anno successivo, nonostante qualche dubbio di natura tattica. Cioè, l’intenzione era quella, ma il misfatto era dietro l’angolo e aveva le fattezze poco rassicuranti del pitbull Edgar Davids.

Il 31 luglio 2002 si giocò la seconda edizione del Trofeo TIM, il triangolare estivo tra Milan, Juve e Inter. Nella sfida tra rossoneri e bianconeri, Contra e Davids ebbero modo di scambiarsi opinioni. Al quarto minuto, l’olandese entrò in modo troppo duro su Ringhio Gattuso e Contra corse in suo aiuto. La rissa fu inevitabile e non priva di finezze. Dopo aver riportato la calma, l’arbitro non potè fare altro che espellerli entrambi.

Vabbè dai, era un’amichevole, non contava niente, c’era caldo. Si sono menati, si sono sfogati, hanno capito la cazzata e si sono rippacificati subito dopo in un tripudio di pacche sulle spalle. Magari. La rissa non solo proseguì negli spogliatoi, ma degenerò pure. Per cinque minuti i due si insultarono e continuarono a scazzottarsi. Ci provarono un po’ tutti a dividerli, ma con scarso successo. Persino Paolo Montero cercò di riportarli alla ragione. Una rissa con Montero nel ruolo di paciere. Riuscite solo ad immaginare cosa possa essere stata?

Contra, il videogioco (fonte: collider.com)

Contra, il videogioco (fonte: collider.com)

Oh, del resto i romani dicevano “nomen omen” e, da uno che si chiamava come uno dei più famosi videogiochi sparatutto di tutti i tempi, cosa vi aspettavate? Ricami e merletti?

Dopo il fattaccio, il Milan si sentì in imbarazzo e fece partire Contra in fretta e furia verso l’Atletico Madrid. Vi giocò per due anni, senza lasciare particolari ricordi positivi. Dal 2004 fu coinvolto in una serie di prestiti: West Bromwich Albion, Politehnica Timisoara, Getafe. Con quest’ultimi il rendimento fu positivo, tanto che fu acquistato definitivamente. Rimase con loro fino al 2010.

Il suo anno buono fu il 2007-2008, quando fu uno dei protagonisti del cammino europeo degli spagnoli. Poche ore prima del ritorno dei sedicesimi di Coppa UEFA contro l’AEK Atene, venne a sapere della morte del padre. Vi pare che uno che si è menato con Davids possa scomporsi per questo? Non si lasciò travolgere dall’emozione. Scese in campo e realizzò un rigore.

Cosmin Contra con la maglia del Getafe (fonte: ecodiario.eleconomistas.es)

Cosmin Contra con la maglia del Getafe (fonte: ecodiario.eleconomistas.es)

Il vero spannung fu ai quarti, contro il Bayern Monaco. All’Alianz Arena le cose si misero male. Luca Toni portò avanti i tedeschi al 26′. A poco più di 10 minuti dalla fine Contra entrò in campo. All’ultimo minuto si inventò il pareggio. Azione confusa e insistita, il rumeno prese palla al limite, entrò in area e scavalcò il portiere con un tocco sotto.

Il ritorno fu uno psicodramma. Il Getafe fu eliminato ai tempi supplementari, all’ultima azione, per la regola dei gol in transferta. Ma il primo gol degli spagnoli era stato ancora di Contra, con una delle sue classiche sassate d’altri tempi. Ah, quei tre gol in UEFA alla fine furono gli unici con la maglia degli azulones.

Contra rimase in Spagna fino al 2010. Nel frattempo aveva di nuovo deliziato le masse con esibizioni di galateo. Nel 2009, dopo una sostituzione rimastagli sullo stomaco, aggredì il tecnico Victor Munoz lanciandogli un parastinchi.

Giocò un altro anno, di nuovo in Romania, di nuovo al Politehnica, dove nel contempo iniziò anche ad allenare. Dopo qualche dissidio col presidente Marian Iancu (ma visti come sono i vertici del calcio rumeno è difficile fargliene una colpa. Roba da far venire una languida nostalgia di Matarrese e Abete…), venne esonerato.

Cosmin Contra in versione allenatore (fonte: it.uefa.com)

Cosmin Contra in versione allenatore (fonte: it.uefa.com)

Nel luglio del 2012 tornò per la terza volta in Spagna, diventando allentore del Fuenlabrada, in terza serie. Dopo pochi mesi arrivò un’offerta dal Petrolul Ploiesti, serie A rumena, e se ne andò.

L’ultimo acuto della parabola di Cosmin Contra è di qualche giorno fa. Nel terzo turno di qualificazione delle fasi preliminari di Europa League, il Petrolul ha eliminato i ben più quotati olandesi del Vitesse con un gol segnato al 95′.

Segno di una squadra che ci crede sempre, che combatte, che lotta, testarda. Proprio come il suo allenatore. Proprio come Cosmin Contra. A suo modo, un idolo.

La manutenzione degli impianti sportivi in Italia – Il caso Francioni

Gianluca Francioni (fonte: francionistampa.altervista.org)

Gianluca Francioni (fonte: francionistampa.altervista.org)

Da molto tempo non vi riferisco più degli articoli che scrivo per il Il Referendum. Solo per motivi di tempo e organizzazione, perchè la collaborazione non si è interrotta.

Oggi voglio tornare a farlo per parlarvi di un caso emblematico di una situazione italiana grave: lo stato fatiscente di molte strutture sportive del nostro paese.

Il fenomeno riguarda tutte le discipline, anche il calcio, che da questo punto di vista è fermo a Italia ’90. Persino uno stadio storico come il Flaminio di Roma, dopo che la nazionale di rugby si è trasferita all’Olimpico, è diventato un problema di gestione e di responsabilità.

Se hanno questi problemi sport relativamente seguiti, potete immaginare cosa debbano sopportare i praticanti di discipline ben più di nicchia.

Il caso di Gianluca Francioni, purtroppo, è un esempio che ben sintetizza questo male.

Buona lettura.