Il ritorno dei Butei – L’Hellas oltre le beffe, ricordando una partita storica

L'uzbeko

L’uzbeko

Il campionato di Serie B sta giungendo al termine. Se tutto va come dovrebbe andare, le tre promosse saranno Sassuolo, Livorno e Hellas Verona.

Per gli emiliani sarebbe un momento storico, la prima volta in Serie A. Sarebbe un evento anche per la classe regina stessa. Nella storia della nostra prima divisione, solo il Casale è stato espressione di un centro più piccolo. E già che c’era ha vinto anche uno scudetto.

Il Livorno tornerebbe tra le grandi dopo 3 stagioni di patimenti. Bravi tutti ad evitare che la squadra cadesse in un lungo oblio, come spesso è capitato a tante realtà che sono retrocesse dopo belle annate in Serie A. Insomma, c’è vita oltre Cristiano Lucarelli.

La storia recente più travagliata è però quella dell’Hellas Verona. Negli ultimi 12 anni, per i tifosi gialloblu l’espressione “se tutto va come dovrebbe andare” è suonata spesso come una presa in giro.

La lista delle beffe è lunga. Nel 2004-2005 l’Hellas arriva settimo in Serie B. Quell’anno Torino, Genoa e Perugia, tra fallimenti e valigette piene di soldi offerte per addomesticare partite, si giocano in vario modo la possibilità di usufruire delle promozioni conquistate sul campo. I ripescaggi premiano Treviso ed Ascoli. Che era arrivato sesto con solo un punto in più del Verona.

Non me ne vogliano i butei se ho messo la sua foto. Dovere di cronaca...

Non me ne vogliano i butei se ho messo la sua foto. Dovere di cronaca…

Nel 2006-2007 la squadra va male. A fine stagione è diciottesima a pari merito con la Triestina. Gli alabardati hanno una differenza reti migliore e sono salvi. I gialloblu sono costretti al play-out con lo Spezia. Pronostici tutti per loro, ma in Liguria si perde 2-1 e al Bentegodi non si va oltre lo 0-0. In quella partita, l’attaccante Aniello Cutolo sbaglia una facile rete che avrebbe significato la salvezza. Ancora oggi, per i tifosi gialloblu il suo nome è l’equivalente di quello Margaret Thatcher per i minatori inglesi.

L’anno dopo, in C1, si parte con l’obiettivo di essere la Juventus della categoria e di cogliere subito la promozione. Si parte col record di abbonamenti e l’entusiasmo a mille. Finisce in psicodramma. La squadra va malissimo da subito e per tutto l’anno non si schioda dall’ultimo posto. È un valzer di allenatori. Inizia Franco Colomba, prosegue Maurizio Sarri, conclude Davide Pellegrini. Con quest’ultimo nel finale di stagione si ha una reazione d’orgoglio. All’ultima giornata si va a Manfredonia contro la squadra locale. Scontro direttissimo. I pugliesi sono ultimi e hanno bisogno di vincere con due gol di scarto per evitare la retrocessione diretta. E vincono, ma solo 2-1 e al 92′. Il gol del Verona, fondamentale, lo segna l’uzbeko Ilyas Zeytulaev, discontinuo centrocampista mezzo calvo, già del vivaio della Juventus.

Ai play-out contro la Pro Patria è ancora terrore. All’andata, vittoria per 1-0. Al ritorno, a pochi minuti dalla fine, il risultato è lo stesso, ma a favore dei tigrotti di Busto Arsizio che, in virtù della migliore posizione di classifica in stagione regolare, sarebbero salvi. Ultimo minuto. Il portiere Rafael rinvia. Un difensore spizza, un giocatore dell’Hellas intercetta, entra in area e scarica in porta. Gol, pareggio, salvezza, goti par tuti. Il marcatore? Sempre lui, sempre l’uzbeko. Da quel giorno un eroe mai dimenticato.

Nel 2009-2010 la società fa sul serio. Promozione come obiettivo dichiarato e squadra costruita per la vittoria. Il campionato è di vertice e ad un certo punto l’Hellas è prima con 8 punti di vantaggio sulla seconda. Poi, all’improvviso, il crollo. Nelle ultime 11 partite colleziona solo 11 punti e viene raggiunta dalle inseguitrici Pescara e Portogruaro. Ironia della sorte, l’ultima giornata è contro i veneziani al Bentegodi. Basterebbe una vittoria per cogliere comunque la promozione diretta e dimenticare gli ultimi mesi di sofferenza. Vince il Portogruaro 1-0. Shock. La squadra non c’è più con la testa e ai play-off va fuori contro il Pescara.

La speranza odierna, Daniele Cacia

La speranza odierna, Daniele Cacia

L’ultima beffa è dell’anno scorso. L’Hellas è neopromosso in Serie B e fa un campionato sorprendente, stando sempre nei piani alti della classifica. Purtroppo Torino e Pescara sono troppo forti, ma i play-off vengono conquistati con facilità. Di fronte c’è il Varese. All’andata, in Lombardia, va subito male, 2-0. Il ritorno finisce invece 1-1 con molte recriminazioni per un aribitraggio impreciso.

Bene, io ora immagino già il commento di qualche ipotetico tifoso gialloblu che stia leggendo: “sì ma, (bestemmia che ometto per decenza, ma che comunque fa rima con Sandokan), sto mona se ga desmentegà la pì bruta de tute“. Calmi, ci arriviamo. Passo indietro.

18 novembre 2001. Si gioca il primo, storico, derby di Verona in Serie A tra Chievo e Hellas. Oddio, derby di Verona…per i tifosi dell’Hellas è in pratica la partita tra LA squadra della città e un branco di parvenu che rappresentano giusto un sobborgo famoso per la diga sull’Adige e perchè ci è morto Umberto Boccioni cadendo da cavallo. Sì, esatto, il futurista. Visto che aveva ragione a preferire le automobili?

Formazioni di quella sera. Chievo: Lupatelli, Foglio, D’Anna, Legrottaglie, Lanna; Manfredini, Corini, Perrotta, Eriberto; Corradi, Marazzina. In panca Gigi Del Neri. Hellas: Ferron, Paolo Cannavaro, Gonnella, Oddo, Seric, Zanchi; Camoranesi, Leonardo Colucci, Italiano; Mutu, Frick. Allenatore Alberto Malesani. A disposizione, tra gli altri, Gilardino, Andrea Dossena, Salvetti e Cassetti.

Alberto Malesani sotto la curva. Prima di disfarsi del giaccone...

Alberto Malesani sotto la curva. Prima di disfarsi del giaccone…

Quel Chievo era il Chievo dei miracoli. Inutile parlarne ancora. Ma quell’Hellas, a suo modo, non era meno prodigioso. Chi aveva messo assieme quei giocatori aveva fatto un gran lavoro, ma forse aveva sbagliato i tempi. Qualche anno dopo, con quella squadra, forse si sarebbe anche potuto lottare per un posto in Champions League. E forse all’Europa qualcuno aveva inziato a pensarci anche quell’anno, anche quella sera.

Minuto 30′. Corini lancia sulla destra. Eriberto, non ancora Luciano, tocca al volo e insacca. Passano sette minuti, sempre Eriberto. Il brasiliano crossa, Seric tocca col braccio. Rigore. Gol di Corini. 2-0.

Ecco, qua cambia tutto.

Reazione immediata. Al 40′ Mutu scatta e si lascia tutti dietro. Lupatelli lo stende. Altro rigore. Oddo trasforma e accorcia. Secondo tempo. Dopo 25 minuti si smuove ancora il punteggio. Salvatore Lanna anticipa l’ancora argentino Mauro German Camoranesi e insacca di precisione all’angolino. Piccolo dettaglio: nella sua porta. È 2-2 e l’inerzia della partita ora è tutta per l’Hellas.

Minuto 73′. Azione sulla sinistra, Salvetti alza la testa e mette al centro. La difesa del Chievo è immobile. Camoranesi no. Tocco in anticipo su Lupatelli e gol del 3-2. Che è anche il risultato finale. Il post-gara passa alla storia. Malesani al triplice fischio corre sotto la curva sud nel tripudio generale. Si fa prendere talmente tanto dall’entusiasmo che, sotto la pioggia, si spoglia e lancia il giaccone ai tifosi. Dimenticandosi delle chiavi di casa che stanno nelle tasche.

Mutu e Malesani. Quando ancora non si sospettava niente...

Mutu e Malesani. Quando ancora non si sospettava niente…

Insomma un’impresa prodigiosa, quella sera. Ma anche nel resto della stagione. Alla fine del girone d’andata l’Hellas è quasi in zona UEFA. Nel ritorno crolla, fa solo 14 punti totali e perde le ultime 3 partite, tra cui quella decisiva, all’ultima giornata, contro il Piacenza. Il Verona, con una squadra con 3 futuri campioni del mondo e un manipolo di ottimi giocatori, retrocede.

Non tornerà mai più in Serie A. Ma il prossimo anno ci sarà. Se tutto va come dovrebbe andare, ovvio.

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    • Grazie! Usa pure il singolare per quanto riguarda il blog, visto che è gestito in solitaria da una persona sola XD
      Si cerca di fare il massimo tra i tanti impegni, ma è bello avere manifestazioni di apprezzamento come la tua. A presto!

  1. Pingback: Serie B 2012-2013 – Proviamo a spiegarla in 5 punti | A52

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