MUSIC PLAYER – Cronaca di un pomeriggio nell’East End tra le bolle…

Inghilterra.

Boleyn Ground, lo stadio del West Ham United

Boleyn Ground, lo stadio del West Ham United

Oh, se vi piace il calcio, un giro in Albione conviene farlo. Il gioco lo hanno inventato loro, sanno di cosa si tratta. Magari questa frase potrà essere discutibile da un punto di vista tecnico, visto i risultati della nazionale (lasciate stare la Premier che è ormai un campionato internazionale), ma per quanto riguardo il contorno, l’atmosfera, la cornice, in quello i britannici rimangono i campioni del mondo.

A suo tempo, un viaggio in Inghilterra, a Londra per essere precisi, lo feci anche io. Era la primavera del 2011. Tra le tante cose che feci, e che ometto per non annoiarvi, ci fu anche andare a vedere una partita di Premier League. Per la precisione si trattava di West Ham United-Blackburn Rovers. Non proprio un incontro di cartello, però molto sentito perchè entrambe le squadre lottavano per non retrocedere. I padroni di casa poi avevano assolutamente bisogno di una vittoria, sennò si sarebbero ritrovati con mezzo piede in serie B.

Vi propongo una testimonianza, tragicomica, di quell’esperienza.

Andiamo con calma.

Quel giorno, il 7 maggio 2011, mi sveglio di prima mattina e raggiungo la stazione della tube. Si inizia bene. Le uniche due linee che arrivano ad Upton Park (dove si trova lo stadio) sono fuori uso nel tratto che mi interessa. Elaboro un itinerario alternativo e parto. Come è e come non è, dopo aver mangiato un Lion di dimensioni insensate, aver cambiato due treni e aver speso 5£ in biglietto perchè il mio abbonamento non copre la zona in cui mi devo recare, arrivo alla fermata di West Ham. Anticipo la vostra osservazione: “beh, se si chiama come la squadra sarà vicino allo stadio, no?”. Ecco…sì e no. Fate tipo 50 minuti a piedi.

Ovviamente anche trovare la strada giusta non è semplice. Appena scendo vedo uno con la sciarpa del West Ham e decido di seguirlo. Starà andando sicuramente là, penso. Ad un certo punto, colpo di scena. Il nostro incontra altri due tifosi e insieme a loro fa inversione a U e va dall’altra parte. Continuare a seguirlo pare brutto e il mio cervello mi suggerisce la risposta giusta (“chiedi, pirla!”) troppo tardi. Proseguo per la strada che stavo facendo senza timore. Alterno la convinzione di essermi perso con quella di essere ad un passo con mirabolante disinvoltura. Ad un certo punto trovo altri due tifosi e questa volta chiedo. Per fortuna non sono distante…

Paolo Di Canio. Tanti tifosi del West Ham indossano ancora con orgoglio la maglia del nostro connazionale.

Paolo Di Canio. Tanti tifosi del West Ham indossano ancora con orgoglio la maglia del nostro connazionale.

Arrivo allo stadio e il colpo d’occhio è molto suggestivo. Una macchia claret and blue carica di energia. Si sente proprio un sentore fluido di appartenenza, di orgoglio, di coraggio. Decido di rifocillarmi e, as usual, si sfiora la commedia dell’arte. Ecco uno stralcio del dialogo tra me e il paninaro.

Io: “Hi!”

Paninaro: Hi! Sodsihvcohvdvbkjbksdv?”

I: “What?”

P: “Svbdksbvksbdvkbvkbsd?”

I: “I don’t understand…” (invocando vagamente pietà…)

P: “Do you want anything?” (sottointeso “you, stupid idiot!”)

I: (in puro delirio da fame) “A sandwich with a sausage inside”

P: (con lo sguardo di uno che non capisce se lo stanno coglionando) “Hot dog?”

I: “Yes, thanks…” (sottointeso “have a bit of mercy, please…”)

Dopo il pasto, mancando un pò di tempo alla partita, decido di dare un’occhiata al negozio ufficiale della squadra. Prima di entrare mi faccio la faccia da duro e mi dico “Ma non si compra niente, eh!”. Matematico, sono uscito con addosso la maglia ufficiale…Mi guardo intorno e scopro di non essere per niente l’unico. La maggior parte dei tifosi ha addosso i colori della squadra. Tantissime maglie, una valanga di sciarpe, tante felpe. Per un appassionato di queste cose come me è una manna. Il bello è che questi capi vengono indossati anche nella vita di tutti i giorni. In Italia sei uno sfigato se ci provi e la sciarpa serve più che altro a coprirsi il volto mentre si ci mena coi poliziotti…

Appena possibile entro nello stadio e cerco il mio posto. Sono in curva, dietro la porta, ma decentrato. Sono a due metri dal campo. Volendo potrei entrare e dare due calci al pallone. Ma è la stessa cosa che farebbero al mio fegato gli inservienti della sicurezza, quindi meglio lasciar perdere. Lo stadio si riempie, le squadre entrano in campo. A questo punto c’è lo snodo della storia che mi interessa. Dagli altoparlanti dello stadio si sente una canzone. Delle bolle di sapone vengono fatte volteggiare sullo stadio e tutti i tifosi si alzano per cantare. E quando dico tutti, intendo proprio tutti.

Christopher Samba. Ora capite quando parlavo di Lombroso?

Christopher Samba. Ora capite quando parlavo di Lombroso?

Il West Ham è ultimo in classifica. Dopo un quarto d’ora ho già chiaro il perchè. E’ una squadra con carattere, ma con la sagacia calcistica di un tostapane. Il Blackburn, che pure non è che sia la Spagna, al primo tiro in porta segna con Jason Roberts, il giocatore grenadino più forte di tutti i tempi (ok, la concorrenza in effetti non è molto agguerrita…). Poi si difende con ordine, grazie anche a due buoni centrali difensivi, Gaël Givet e Christopher Samba, il cui aspetto è talmente rassicurante che Lombroso a vederli si sarebbe detto commosso.

Da dove sono io non si capisce moltissimo del gioco, ma la sensazione di respirare il profumo dell’erba e di rischiare una pallonata ad ogni tiro sbilenco è impareggiabile. Nella ripresa la partita si fa bruttina. Il West Ham continua con un gioco snervante di inutili lanci lunchi, il Rovers tela di conseguenza. Poi dal nulla, a dieci minuti dalla fine, il tedesco Thomas Hitzlsperger (l’unico che abbia due idee geometriche un attimo più elaborate. Il che è tutto dire…) si inventa un bel sinistro all’angolino e pareggia. Lo stadio diventa una bolgia e spinge i suoi paladini al successo. Inutilmente visto la loro pochezza. Finisce uno a uno tra lo scontento generale.

Durante il ritorno all’ostello, nella mia testa, oltre all’angoscia di perdermi nella Londra di Jack lo Squartatore mentre cala la tenebra, continua a ripetersi la canzone che è stata cantata prima della partita. Ho bisogno di sapere e faccio delle ricerche.

La canzone originale

La canzone originale

La canzone si intitola I’m Forever Blowing Bubbles e col calcio, alle origini, c’entrava il giusto. È stata scritta nel 1918 per il musical di Broadway “The passing Show of 1918” ed ebbe subito un grande successo, prima negli Stati Uniti, poi anche in Gran Bretagna.

La fama del pezzo era ancora forte qualche anno dopo, quando Charlie Paynter era l’allenatore del West Ham. Tra i suoi amici c’era anche tale Cornelius Beal, preside della Park School. All’epoca il calcio scolastico aveva un buon seguito e anche Beal era un appassionato. Il nostro era anche un discreto buontempone e aveva iniziato a creare dei cori personalizzati per i giocatori della sua scuola. Tutti sulla melodia di I’m Forever Blowing Bubbles. La cosa tra l’altro veniva molto bene con Billy Murray, giovane della Park School che era stato soprannominato proprio Bubbles per la somiglianza con il ragazzino raffigurato in un dipinto di John Everett Millais usato per la pubblicità di una marca di saponi.

Grazie anche all’amicizia tra Paynter e Beal, Bubbles Murray e altri giocatori ebbero l’opportunità di giocare nelle giovanili del West Ham. Il preside, ovviamente, era sempre presente alle partite dei suoi pupilli e, altrettanto ovviamente, non perse l’abitudine di cantare e far cantare i suoi cori. Ai tifosi del West Ham quella canzoncina piacque. E non la lasciarono più.

Steve Harris, bassista degli Iron Maiden. Lo stemma sullo strumento è quello del West Ham.

Steve Harris, bassista degli Iron Maiden. Lo stemma sullo strumento è quello del West Ham.

Passarono gli anni, passarono le stagioni (calcistiche). Il West Ham visse stagioni d’oro negli anni ’60, ma non riescirà mai a vincere il titolo. Nonostante questo, ha attirato molte simpatie e tifosi illustri. Solo per citare i più famosi, Alfred Hitchcock, l’attore Ray Winstone, i musicisti degli Iron Maiden Paul Di Anno e Steve Harris. Alcuni sostengono che persino Elisabetta II, Sua Maestà la regina in persona, abbia simpatie per gli Hammers. E credetemi che in quanto a stile siamo un filo distanti dal tifoso medio che frequenta Upton Park…

Tra i tanti supporter famosi ci sono anche i Cockney Rejects, gruppo musicale originario dell’East End, tra i padri putativi del genere Oi!. La loro passione per la squadra era talmente alta che nel 1980 decisero di rendergli onore registrando una loro versione di I’m Forever Blowing Bubbles. Ecco, appunto, molto loro…

Appunto a margine: notare le maglie…

P.S. Dopo quella partita il West Ham retrocesse tra gli sberleffi. Il Blackburn si salvò. L’anno dopo gli Hammers tornarono subito in Premier League, mentre il Blackburn, orfano di Samba e Roberts, retrocesse e ora annaspa in Championship.

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    • Potrebbe essere, ma non ne sono del tutto sicuro. Di certo so che hanno giocato spesso in una sorta di “Nazionale Cantanti” inglese. Anni fa fecero anche una partita in Italia contro la nostra.

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