MUSIC PLAYER – Il cestista, il benzinaio e la marmellata

(AVVISO AI NAVIGANTI: i post appartenenti alla categoria Music Player avranno una caratteristica precisa, ossia quella di proporvi una canzone da ascoltare. I brani saranno tutti collegati al mondo dello sport. Buona lettura e buon ascolto).

Daron...

Daron…

Daron è nato in Texas. A Garland, per la precisione, contea di Dallas. Non è altissimo, solo un metro 85 centimetri, ma gli piace giocare a basket. Fa parte della squadra del suo liceo ed è un buon playmaker. È veloce, sa passare, ha un buon tiro, ma il meglio di sè lo da quando la palla ce l’hanno gli avversari. Sa difendere duro e riesce a rubare molti palloni.

Jeff e Stone sono amici e vivono a Seattle. Amano la musica e suonano. Stone viene da una brutta esperienza. Il cantante della band precedente è morto di overdose. Ora vorrebbe riformare un gruppo con Jeff e Mike, un altro suo amico. Registrano un demo di cinque pezzi, ma c’è un problema: manca un cantante. Grazie ad amicizie comuni forse ne trovano uno. Si chiama Eddie, vive a San Diego e fa il benzinaio…

Grazie alla sua abilità sul parquet, Daron riesce a frequentare per due anni la University of Oklahoma, una delle università pubbliche più importanti degli Stati Uniti, famosa anche per il suo programma sportivo. Nel 1988 trascina la squadra alla finale nazionale contro Kansas. Sono favoritissimi, ma perdono. Nell’estate del 1989 decide di passare tra i professionisti della NBA. Al draft, la cerimonia con la quale le squadre scelgono a turno le nuove leve, è la dodicesima scelta assoluta e sono i New Jersey Nets a farlo loro. La squadra è quello che è, finisce la stagione con un record di 17 vittorie su 72 partite, ma Daron non gioca male.

Hai capito sto Eddie? Ha ricevuto il demo e ci ha scritto sopra dei testi davvero belli. Jeff, Stone e Mike decidono che la cosa può funzionare. Gli fanno un’audizione. Sì, lo prendono.

Daron sta tre anni ai Nets. Nell’estate del 1992 viene scambiato con un altro giocatore e va agli Atlanta Hawks, dove rimane per ben 7 stagioni, le migliori della sua carriera. Conferma le sue doti. È un buon playmaker e un ottimo difensore. Nel 1999 si tresferisce ai Golden State Warriors con i quali gioca altri tre anni. A 35 anni si ritira. Il numero che ha sempre portato è il 10. Sopra di esso il cognome, Blaylock. Ma è inutile che cerchiate negli annali NBA il nome Daron Blaylock. Per tutti è sempre stato Mookie. Mookie Blaylock.

I Mookie Blaylock...

I Mookie Blaylock…

Jeff, Stone, Mike e il benzinaio californiano hanno appena finito la loro prima registrazione. Sono soddisfatti del loro lavoro. Le cose sembrano andare per il meglio. Hanno anche in programma un tour. Ma c’è un problema. Non sanno come chiamarsi. Qualcuno di loro ha pacchetto di card dei giocatori di basket. In una di queste c’è raffigurato Mookie Blaylock, giovane talento dei New Jersey Nets. Decidono di infilarla nella custodia, a mò di copertina. D’accordo, ma il problema rimane: come ci chiamiamo? Qualcuno vede la card. “Che ne pensate di Mookie Blaylock?”. Tutti d’accordo.

Poi, sapete come funzionano certe cose, diritti, questioni legali, è un bel casino. Mookie Blaylock non è male come nome, ma è meglio cambiare. Pearl Jam. Sì, secondo me Pearl Jam può andare.

P.S. La canzone è nell’album Ten. Dieci. 10. Vi ricorda niente?

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