Serie B Eurobet – I giochi si delineano e le panchine scottano sempre di più

Fulvio Pea riparte dalla Juve Stabia. Missione Impossibile? (fonte: napoli.repubblica.it)

Fulvio Pea riparte dalla Juve Stabia. Missione Impossibile? (fonte: napoli.repubblica.it)

Prosegue senza soste la collaborazione con gli amici di Tifosi si Nasce, alla scoperta del fantastico mondo della Serie B.

Dopo 15 giornate la classifica inizia ad avere una forma definita, sebbene faccia ancora fatica a spuntare una squadra capace di imporsi con forza sulle altre.

Intanto, nella “migliore” tradizione italiana, molti allenatori pagano dazio per i risultati non soddisfacenti delle loro compagini.

Per approfondire tutti questi temi, vi rimando all’articolo completo.

Come sempre, buona lettura.

Falsi problemi per distruggere la tradizione. Uno sfogo contro la FIFA e le divise monocromatiche

Questo articolo di A52 è uno sfogo che viene dal cuore.

Per prima cosa, lasciamo parlare le immagini. Quelle che vedete sono le divise che le nazionali di Germania, Spagna, Argentina e Colombia indosseranno ai prossimi mondiali di calcio in Brasile (le foto provengono tutte dal sito Passione Maglie, una bibbia per gli appassionati del settore).

Germania in bianco

Spagna in rosso

Argentina Pescara

colombia

Notate qualcosa di strano? Esatto, i pantaloncini. La nostra cara FIFA, che come abbiamo visto in passato proprio popolata da geni non è, pare se ne sia venuta fuori con un’altra delle sue. Per i prossimi mondiali infatti, gli amici di Zurigo avrebbero imposto, o quanto meno caldamente consigliato, l’utilizzo di kit monocromatici. Il motivo? La migliore visibilità delle partite.

Ora, facciamo due conti. I mondiali si giocano dal 1930, sono trasmessi in TV da almeno 60 anni e da quasi 40 ce li guardiamo a colori. Per tutto questo tempo nessuno ha avuto niente da ridire sulla visibilità di una partita con in campo una squadra con maglia chiara e pantaloncino scuro e un’altra con l’abbinamento inverso. Nessuno. Nemmeno quando si usavano televisori in bianco e nero dove era grassa se distinguevi 3 sfumature di grigio.

Tutto d’un tratto, alla FIFA si son resi conto che si creava confusione. Così, senza che nessuno glielo avesse mai chiesto. Dopo decenni di partita giocate e teletrasmesse. Senza che nessuno sollevasse il problema. Ripeto, senza che nessuno lo volesse.

Quindi a giugno ogni partita potrebbe essere chiari contro scuri, in barba alle tradizioni. Noi di A52 non siamo degli oltranzisti del passato, tutt’altro. Ma l’innovazione deve avere un senso. Questa che senso ha? Che senso ha la Germania all-white? L’Argentina travestita da Pescara? La Spagna con la maglia del Bayern (tra l’altro il cambio degli spagnoli è ancora più assurdo. Se il problema era il contrasto chiaro-scuro, perchè non hanno lasciato i classici pantaloncini blu?)?

Le divise che vi abbiamo mostrato sono tutte Adidas (azienda vicino alla FIFA), ma probabilmente anche le altre case di abbigliamento sportivo si adegueranno. L’Italia, come sapete, veste Puma. Il kit monocolore per noi è familiare da più di un decennio (ci abbiamo vinto pure mondiale) e l’impatto sarà probabilmente meno duro. Per altre nazionali si rischia il trauma.

Persino il Brasile, padrone di casa, forse manderà al diavolo il classico giallo-blu-bianco per un insulso giallo-bianco-bianco, simile a quello visto per la Colombia. Altra domanda: a quel punto non conveniva un più accattivante completo tutto giallo?

Rischiamo un Brasile così...(fonte: youmedia.fanpage.it)

Rischiamo un Brasile così…(fonte: youmedia.fanpage.it)

Si rendono conto dello scempio? Il Brasile adottò la sua divisa iconica proprio dopo i precedenti mondiali casalinghi. Dopo 64 anni la competizione torna da loro e questi gli fanno festeggiare la commemorazione vestendoli come bagnini…

Insomma la FIFA per assoluta mancanza di alternative con cui riempire il tempo libero, sta demolendo decenni di ricordi e tradizioni per motivazioni assurde. Il mondiale in Brasile, dal punto di vista del colore, è già un mezzo fallimento. Un colmo.

Ora, magari sono una faina io (ne dubito…), ma vi sembra confusionaria questa partita?

(fonte: corriere.it)

(fonte: corriere.it)

E questa?

(fonte: wikipedia.it)

(fonte: wikipedia.it)

Dirà qualcuno: beh, ma magari lo hanno fatto per quei posti in cui non esistono ancora i televisori a colori! Dite? Esistono ancora angoli nel mondo con il bianco e nero imperante? Ok, diamolo per buono. Quasi sicuramente sono una minoranza del globo e non vedo perchè penalizzare tutti gli altri. Ma facciamo finta che per una volta a Zurigo siano stati intrisi da un fervore comunistico-umanitario. Ecco, questa vi sembra una partita confusionaria?

(fonte: sport.sky.it)

(fonte: sport.sky.it)

Tagliando corto, si tratta di una questione, alla fine, di poco conto. I mondiali sarebbero stupendi pure se Italia-Germania si giocasse con noi vestiti da Pulcinella e loro tipo i Rammstein in concerto.

Quello che indigna non è la sostanza in sè. È l’atteggiamento di chi governa il calcio che, incurante delle vere richieste degli appassionati che hanno a cuore le sorti di questo sport, si inventa problemi inutili e pretestuosi quasi solo per giustificare la propria esistenza.

Senza che nessuno gli abbia chiesto niente.

P.S. Noi di A52 torneremo a parlare di Brasile 2014 quando verranno sorteggiati i gironi della fase finale. Proveremo un pronostico di un certo peso. A presto.

Serie B Eurobet – Oggi si gioca e noi vediamo che è successo.

Khouma el Babacar, la speranza del Modena (fonte: calcissimo.com)

Khouma el Babacar, la speranza del Modena (fonte: calcissimo.com)

Oggi si gioca la maggior parte delle partite del tredicesimo turno della Serie B Eurobet.

Prima di goderci le sfide in programma andiamo a rivedere, grazie agli amici di Tifosi si Nasce, cosa è successo fino adesso.

Il Palermo risale, il Lanciano si ferma, sorprende il Latina. Tra i singoli spicca Babacar del Modena.

Se volete approfondire il link è questo.

Per il resto, vi do appuntamento il prima possibile con nuovi contributi.

A presto e buon divertimento con la Serie B.

MUSIC PLAYER – Abbondanza scozzese e dediche d’amore di dubbio gusto…

I (particolarmente soddisfatti) tifosi del Maccabi Tel Aviv (fonte: deporadictos.com)

I (particolarmente soddisfatti) tifosi del Maccabi Tel Aviv (fonte: deporadictos.com)

C’è chi dice che nella vita bisogna accontentarsi. Per altri invece il bello delle cose buone è l’eccesso.

Visto che qua si parlerebbe di sport, proviamo a declinare nel modo giusto. Voi preferireste che la vostra squadra vinca sempre o vi piacerebbe anche solo qualche successo ogni tanto, ma magari significativo, inatteso e storico?

Eh, vedete che pare meno semplice di quanto sembri. Provo a farvi luce con un esempio pratico. In Israele si sono giocate 59 edizioni della Ligat ha’Al, il locale campionato di pallacanestro. Di queste ben 50 sono state vinte dal Maccabi Tel Aviv, cioè quasi l’85% del totale. La situazione è stata quasi grottesca tra il 1970 e il 2007, quando i gialloblu vinsero 37 campionati su 38, con due strisce di 23 e 14 successi di fila.

Ecco state sicuri che ai tifosi del Maccabi ‘sta situazione tanto schifo non ha mai fatto. Anche nel calcio vi sono esempi simili, ma è difficile trovare un dominio simile di una sola squadra. Più facile trovare competizioni dominate da più compagini.

Fasi concitate durante uno degli ultimi derby di Glasgow (fonte: dailymail.co.uk)

Fasi concitate durante uno degli ultimi derby di Glasgow (fonte: dailymail.co.uk)

La Scozia è il caso emblematico. Come tutti voi sapete, nella terra di Highlander, vige la terribile dittatura dell’Old Firm: Celtic e Rangers, Rangers e Celtic. Anzi negli ultimi anni solo Celtic perchè i rivali si sono impantanati con brutte storie finanziarie e ora cercano di scalare le serie minori dopo essere stati retrocessi d’ufficio nei bassifondi.

Prendiamo l‘albo d’oro e facciamo due calcoli. 119 edizioni di campionato, 54 successi dei Rangers, 44 del Celtic, i restanti 19 mancia per gli altri. Nel podio di tutti i tempi, le terze classificate sono Hibernian, Hearts e Aberdeen staccate con solo 4 vittorie. Molto staccate. L’ultima affermazione non targata Glasgow risale al 1984-1985, quando fu l’Aberdeen a trionfare. Con in panchina un certo Alex Ferguson, mica uno qualunque.

Vabbè, vi risparmio le percentuali e taglio corto. Se siete scozzesi e non tifate quelle due lì, siete costretti ad accontentarvi, non si scappa. Viceversa avete di che scialarvi, al punto che, stufi del solito tran tran di coppe alzate, festeggiamenti e coriandoli colorati nei capelli, potreste pensare di parteggiare, in modo più o meno spinto, per un’altra squadra di un campionato vicino. L’Inghilterra, per esempio.

A dir la verità, a guardare nella vicina Albione ci pensano già direttamente i dirigenti di Celtic e Rangers. Più volte hanno minacciato di volersi spostare in Premier League, ma per ora non se n’è fatto niente, per un motivo o per l’altro.

Fasi concitate durante un recente Liverpool-Manchester United (fonte: footballaccumulator.co)

Fasi concitate durante un recente Liverpool-Manchester United (fonte: footballaccumulator.co)

Torniamo ai tifosi. Pur tormentati anche loro sulla possibilità di traslocare a sud, spesso cercano altri colori da guardare con simpatia. Visto a cosa può portare l’abbondanza?

In particolare molti sostenitori del Celtic hanno una simpatia per il Liverpool. Altri invece, se devono scegliere una compagine inglese, preferiscono il Manchester United. A ben vedere, una situazione un po’ ingarbugliata perché è come se alcuni simpatizzassero per l’Inter e altri per la Juventus.

In effetti, le scuole di pensiero sono diverse. In linea di principio la corrente maggioritaria è quella che preferisce i Reds ai Red Devils, anche in virtù di uno storico gemellaggio, suggellato dal comune utilizzo dello stesso inno, l’immortale “You’ll never walk alone”.

Nonostante questo i tifosi Celtic con simpatie per lo United non sono pochi e hanno trovato un endorsement di un certo livello grazie ad un personaggio che dell’abbondanza, il concetto cardine da cui è partito questo articolo, ne ha fatto uno stile di vita.

Il buon Rod Stewart nel 1976 (fonte: wikipedia.com)

Il buon Rod Stewart nel 1976 (fonte: wikipedia.com)

Parlo di Rod Stewart. Nato a Londra da genitori scozzesi, il nostro è stato per anni indiscusso protagonista della scena musicale britannica e mondiale, grazie ad una voce singolare, un grande carisma e una fama da tombeur de femme di un certo livello.

Tutto questo sommato ha prodotto 100 milioni di dischi venduti nel mondo, tre matrimoni, sa dio quanti flirt assortiti e 8 figli. Dicevamo dell’abbondanza?

Tra le passioni di Stewart, oltre alle due che penso abbiate intuito, c’è anche il calcio, sport che ha praticato a livello amatoriale. La sua squadra preferita? Il Celtic. E il Manchester United, ovvio.

La sua passione per queste due squadre è talmente grande che ha sconfinato negli altri suoi amori. Nel 1977, in un periodo in cui anche se avesse inciso un rutto rischiava il disco d’oro, esce il singolo “You’re in my heart”, romantica ballata dedicata a Britt Ekland, attrice e cantante svedese, discreta bellezza e, ça va sans dire, fiamma del buon Rod negli anni ’70.

Britt Ekland. Che all'epoca fosse meglio di Celtic e United è fuor di dubbio (fonte: celebheightslist.com)

Britt Ekland. Che all’epoca fosse meglio di Celtic e United è fuor di dubbio (fonte: celebheightslist.com)

Per farle un complimento, ad un certo punto recita in un verso: «You’re Celtic, United, but baby I’ve decided you’re the best team I’ve never seen». Traduco (alla bisogna): «Sei come il Celtic, come il Manchester United, ma piccola ho deciso che tu sei la miglior squadra che abbia mai visto».

Bah, non suona poi benissimo come romanticheria da cantare ad una donna, non trovate?

Oh, è vero anche che lui era e sarà sempre Rod Stewart e tutti noi solo dei poveri stronzi ma, non so voi, se io andassi dalla mia ragazza a cantarle «Sei come il Palermo, sei come il Werder Brema», minimo mi becco una querela…

 

P.S. Il video è di un’esibizione relativamente recente. Da notare la scritta dietro la camicia verde. E notare la classe con cui la indossa con una maglietta gialla.

Serie B Eurobet – La corsa continua. E noi continuiamo a parlarne grazie a Tifosi si Nasce

Il rigore di Coralli contro il Padova (fonte: it.eurosport.yahoo.com)

Il rigore di Coralli contro il Padova (fonte: it.eurosport.yahoo.com)

Il campionato di Serie B Eurobet inizia, con calma, ad entrare nella su fase calda. Il Lanciano non molla il colpo, Siena e Crotone vanno avanti a suon di gol, Juve Stabia e Padova arrancano sul fondo della classifica. Per ora.

Io, come sempre, ne parlo sulle pagine del blog Tifosi si Nasce. I resoconti hanno la cadenza regolare di uno ogni tre giornate di campionato.

Buona lettura.

Per quanto riguarda gli aggiornamenti di questo blog, mi rendo conto di essere un po’ cazzaro e molto cazzone. Gli impegni sono molti e il tempo poco, ma garantisco che la voglia di portare avanti il progetto è molta.

Fateci visita ogni tanto. Nuovi contributi arriveranno presto.

Un saluto.

Serie B Eurobet – Continuano i miei resoconti per gli amici di “Tifosi si nasce”

Esonerato (fonte: repubblica.it)

Esonerato (fonte: repubblica.it)

Il campionato di Serie B prosegue regalando sorprese e storie da raccontare.

Io, come sapete, ne parlo (più o meno ogni 3 giornate) sulle pagine del blog “Tifosi si nasce“.

In questa puntata: panchine che saltano, Gattuso, Giampaolo, Palermo, Brescia, Empoli, Cesena e Virtus Lanciano.

Buona lettura!

Gli impresentabili – Ecco a voi la Squadraccia d’Europa 2012/2013

Una cartina per avere le idee chiare

Una cartina per avere le idee chiare

Con colpevole ritardo, oggi annunciamo il podio dell’ambitissimo premio “Squadraccia d’Europa” per la stagione calcistica 2012-2013 (o 2012 e basta per quei campionati che si svolgono nell’anno solare).

Un premessa: è stata un’edizione sottotono. Molte squadre hanno fatto schifo, ma nessuna ha primeggiato per distacco sulle altre come in altre occasioni. Poco male, gli spunti comunque non sono mancati.

Il gradino più basso del podio è occupato da una squadra che rappresenta una nazione storica del calcio europeo: le isole Fær Øer. Sì ok, forse ho un filo esagerato, ma facciamo finta di niente. Gli isolani, pur essendo impegnati per lo più in lavori veri, giocano anche a calcio. La loro nazionale è rinomata come squadra materasso per antonomasia delle qualificazioni di Europei e Mondiali, anche se di recente ha battuto qualche colpo notevole (anche contro di noi).

Meno conosciuto è forse il campionato. È formato da 10 squadre che si affrontano tra di loro 3 volte. La squadra più titolata della nazione è l’HB Tórshavn, compagine della capitale che comanda l’albo d’oro dall’alto dei suoi 21 titoli. A noi però non interessa. Per trovare il motivo per cui ci troviamo qui dobbiamo scendere. Sia in classifica che in senso geografico.

Un momento di una partita dell'FC Suðuroy

Un momento di una partita dell’FC Suðuroy

Suðuroy è l’isola più meridionale delle Fær Øer. Una delle sue città più importanti è Vágur, famosa per essere stata la sede della prima centrale idroelettrica della nazione. Orgoglio ed entusiasmo a mille per gli indigeni, suppongo. Di sicuro non potrebbero provare certi sentimenti per la loro squadra di calcio, l’FC Suðuroy.

La squadra nasce da una fusione tra una vecchia squadra della città, il VB Vágur, e il SI Sumba, compagine di un villaggio omonimo, celebre per essere la capitale del ballo popolare tipico delle Fær Øer. In realtà questa unione è un bis. Le due squadre ci avevano già provato nel 1995, ma la cosa era durata solo una stagione. Nel 2005 ci riprovano, invitando anche altre squadre. Queste però rifiutano. Vedendo come è finito il campionato del 2012 mi viene da capire il perchè.

Ultimo posto, 2 vittorie, 3 pareggi, 22 sconfitte, 16 gol fatti e 78 subiti. Il computo totale è di 9, immagino sudatissimi, punti. Il ruolino esterno è da paura: 1 pareggio e 13 sconfitte, anche se per assurdo l’attacco ha fatto più gol in trasferta che tra le mura amiche. E chiamale amiche…

Il castello di Srebrenik (fonte: ermaktravel.com)

Il castello di Srebrenik (fonte: ermaktravel.com)

Lasciamo stare i volenterosi pescatori del nord e andiamo ancora più a sud per incontrare i vincitori della medaglia d’argento. Andiamo nei Balcani, regione storicamente fertile di squadracce, per la precisione in Bosnia.

Vi dice niente la città di Srebrenik? No, non ho detto Srebrenica e non ho sbagliato a scrivere. Intendo proprio Srebrenik. In Bosnia esistono sia Srebrenica, che Srebrenik. La prima è un piccolo centro, tristemente noto per fatti di guerra. La seconda, pur essendo meno conosciuta, è una cittadina di quasi 50.000 abitanti, sede di un famoso castello.

A rappresentare Srebrenik nei campionati di calcio è l’NK Gradina. La squadra non aveva mai preso parte al massimo campionato bosniaco, ma al termine della stagione 2011-2012 riesce a centrare la storica promozione.

In questi casi, saper scegliere l’allenatore giusto è di vitale importanza. Tanto per dire, il presidente Dževad Drapić nella stagione in esame ci prova 6 volte. Il rendimento del Gradina, fin da subito, è alquanto deficitario e a farne le spese sono i tecnici. Tutto il mondo è paese in questi casi. E io tifo Palermo. So di cosa parlo.

Lo stemma dell'NK Gradina

Lo stemma dell’NK Gradina

Nell’ordine si susseguono: Samir Adanalić, Denis Sadiković, Boris Gavran, Nedžad Bajrović, Fuad Grbešić e di nuovo Bajrović. Fossero stati disponibili, pure Mourinho e Guardiola avrebbero fatto una brutta fine in questa tonnara.

La squadra, già di suo non composta da fenomeni, deve percepire un minimo di disorientamento, anche perchè è costretta a giocare metà campionato in altre due città, a causa dei lavori di adattamento che deve subire lo stadio di Srebrenik.

La girandola di allenatori e campi da gioco si conclude dopo 30 giornate con un ruolino di tutto rispetto: 1 vittoria, 6 pareggi, 23 sconfitte, 17 gol fatti, 57 gol subiti, 9 punti totali. Da segnalare anche una striscia di 11 KO di fila e una di ben 27 risultati inutili consecutivi. Dai numeri si capisce che la difesa fa moderatamente schifo, ma è l’attacco il vero fiore all’occhiello, visto che fa fatica a segnare anche con le mani. Anche qua, come per il Suðuroy, colpisce il rendimento esterno. 1 pareggio e tante brutte figure collezionate in giro per la Bosnia.

Il mostro di Ayia Napa dovrebbe essere più o meno così...

Il mostro di Ayia Napa dovrebbe essere più o meno così…

Bene, fino a qua abbiamo scoperto squadre terribili e che ricorderemo sempre con affetto. Ma la vera regina dello squallore della stagione 2012-2013 è un’altra. Un squadra suo malgrado incapace perfino di fare schifo fino in fondo.

Il campionato in cui piombiamo è quello cipriota. Negli ultimi anni il calcio dell’isola ha fatto enormi progressi (ricorderete la straordinaria campagna europea dell’APOEL nel 2011-2012), ma qualcuno è rimasto indietro lo stesso.

Per esempio ad Ayia Napa, ridente borgo marittimo famoso per essere una rinomata metà turistica. In paese c’è tutto, persino un mostro marittimo. Una leggenda vuole che una creatura mitologica, a metà strada tra un idra e drago, abiti i mari della costa e in molti giurano di averlo avvistato.

In paese esiste comunque qualcosa sicuramente più reale e senza dubbio molto più terrificante.

Lo stemma dell'AEP Paphos con simil-Elvis al centro

Lo stemma dell’AEP Paphos con simil-Elvis al centro

Sto parlando dell’AO Ayia Napa, la squadra locale. Retrocessa nel 2010 in terza serie, si risolleva in grande stile, riconquistando la Divisione A con due promozioni in due anni.

Sarà stato lo sforzo o chissà cosa, lì inizia lo strazio. La stagione 2012-2013 vede l’Ayia Napa arrancare da subito. In classifica rimane sempre nei bassifondi, cogliendo alla fine la miseria di 8 punti, frutto di 2 vittorie, 2 pareggi e parecchia mestizia. L’attacco si rivela avaro di emozioni: 15 gol fatti, 3 in meno del solo Bernardo Vasconcelos, che non è una squadra dal nome esotico, ma bensì il capocannoniere del campionato. Insomma, un pianto.

Con un ruolino del genere l’ultimo posto in classifica sarà stato assicurato, penserete voi. Ebbene no. Sta qua il colpo di classe della tristezza. L’Ayia Napa non è riuscita nemmeno ad essere la squadra peggiore del campionato. Sulla sua strada si è infatti imbattuta l’AEP Paphos.

Se andate a vedere il loro stemma, sembra che in mezzo vi sia un ritratto di Elvis. Non è lui, tranquilli, e nemmeno il Dave Gahan dei tempi belli. Trattasi di Evagoras Pallikarides, un eroe nazionale cipriota. Che si starà rivoltando nella tomba sapendo di essere diventato il simbolo di una squadra retrocessa con soli 3 punti, di cui 16 conquistati sul campo, 9 detratti dalla federazione cipriota per motivi finanziari e 3 tolti direttamente dalla FIFA per gli stessi motivi.

Lo stemma dell'AO Ayia Napa. Triste quasi quanto la squadra...

Lo stemma dell’AO Ayia Napa. Triste quasi quanto la squadra…

Ultimo posto a loro quindi. Ma le regole del nostro premio sono ferree. Lo schifo bisogna dimostrarlo sul campo, non nelle aulee di tribunale. Proprio per questo il titolo di Squadraccia d’Europa 2012-2013 non può non andare all’AO Ayia Napa. Una squadra così sfigata che nella gara cipriota al più sfigato è arrivato secondo. Perchè? Perchè è sfigata.

P.S. Per festeggiare il premio ci sta proprio bene il ballo faroense tipico di cui sopra. Scateniamoci!

Torna A52 in radio – Viaggiamo nei Balcani alla ricerca di una squadra che non c’è più

Un 11 jugoslavo (fonte: fotolog.com)

Un 11 jugoslavo (fonte: fotolog.com)

Tra le tante attività legate ad A52 che ritornano in questo periodo c’è, ovviamente, il programma radiofonico su Radio Doppio Malto.

Siamo tornati con una puntata di stampo balcanico, con molto calcio, un po’ di basket e tanto altro.

Abbiamo attraversato il Mar Adriatico e siamo andati alla scoperta della nazionale di calcio jugoslava. Che squadra era? Cosa ha vinto? Come sarebbe oggi?

Come sempre, buon ascolto!

Serie B Eurobet – Ve ne parlo di tanto in tanto grazie agli amici di “Tifosi si nasce”

La gioia dei giocatori del Trapani (fonte: it.eurosport.yahoo.com)

La gioia dei giocatori del Trapani (fonte: it.eurosport.yahoo.com)

Per prima cosa scusate l’assenza. Vacanze, impegni lavorativi, stage e altre cose molto simpatiche, mi hanno lasciato poco tempo per aggiornare questo spazio.

Ritorno con una segnalazione. Per questa stagione farò, a intervalli più o meno regolari, il punto sulla Serie B Eurobet sulle pagine del blog Tifosi si nasce, spazio web curato da giovani ragazzi volenterosi, amanti come me di sport e parole.

Le prime partite hanno già mostrato le caratterisctiche peculiari di questo campionato: incertezza, imprevedibilità, fisicità condita da sprazzi di classe e divertimento. Buona lettura.

Per quanto riguarda gli altri impegni, torneremo il prima possibile con una nuova puntata radiofonica di A52 e con nuovi contributi scritti (non dimentico che sono in debito con voi di un articolo).

Un saluto. A presto.

 

La storia di Cosmin Contra, sparatutto rumeno ad alto rischio

L'11 titolare dell'Alaves nella famosa finale del 2001 (fonte: euskomedia.org)

L’11 titolare dell’Alaves nella famosa finale del 2001 (fonte: euskomedia.org)

Ve la immaginate una squadra non proprio di blasone, tipo l’Empoli o l’Avellino (con tutto il rispetto per due piazze storiche del calcio italiano), che arriva in Serie A, si qualifica per l’Europa League e va fino in finale perdendo solo ai supplementari contro una big come il Liverpool, giusto per fare un nome?

Al giorno d’oggi è difficile, ma una decina di anni fa storie del genere erano ancora possibili. E accadevano. Molti di voi si ricorderanno la straordinaria cavalcata nella Coppa UEFA 2000-2001 del Deportivo Alaves, squadra spagnola della città di Vitoria.

Erano alla loro prima partecipazione in una competizione europea e nessuno gli dava mezza peseta. Dopo il sorteggio del primo turno, il presidente dei turchi del Gaziantepspor, contro cui erano stati sorteggiati, disse «abbiamo beccato la squadra più scarsa del torneo». Matematico, quella sfida divenne la prima impresa di una lunga serie.

Jordi Crujiff, leader dell'Alaves 2001 (fonte: goal.com)

Jordi Crujiff, leader dell’Alaves 2001 (fonte: goal.com)

La finale si giocò a Dortmund contro il Liverpool (ecco sì, all’inizio non era stato proprio un nome sparato a caso…). Fu una delle partite più belle di sempre. Finì 5-4 per gli inglesi, con un golden gol, che in realtà fu un’autorete, negli ultimi minuti dei tempi supplementari. Per l’Alaves fu una beffa atroce dal quale in pratica non si riprese più.

Era una squadra di onesti mestieranti che si basava sul talento di un paio di giocatori e sull’exploit temporaneo degli altri. Il calciatore simbolo riassumeva entrambe le situazioni: Jordi Cruijff. Figlio del divino Johan, nessuno si è mai azzardato a paragonarlo al padre, ma se c’è stato un anno in cui è andato anche vagamente vicino ad emularlo, fu quello.

Qualcuno si interessò ai gioielli di quel gruppo e ci fu chi se ne prese un paio. Nell’estate del 2001 il Milan decise di scommettere su due protagonisti di quella squadra. Il primo nome era quello di Javi Moreno, il centravanti. Meglio lasciar stare…

Cosmin Contra in maglia rossonera (fonte: spaziomilani.it)

Cosmin Contra in maglia rossonera (fonte: spaziomilani.it)

L’altro acquisto fu il promettente terzino rumeno Cosmin Contra. Nato a Timisoara, il 15 dicembre 1975, era un terzino destro dall’attitudine brasiliana e il carattere facilmente infiammabile. Insomma, l’esatto opposto di quel ghiacciolo di Thomas Helveg che i dirigenti rossoneri cercavano in tutti i modi di sostituire. Le caratteristiche del rumeno erano chiare: tanta corsa in fase offensiva, un po’ meno in quella difensiva, grinta e temperamento a pacchi da venti e capacità di sparare delle mine paurose dalla distanza.

Una di queste lo consacrò a idolo estemporaneo della curva sud. Il 21 ottobre si giocò il derby contro l’Inter. I nerazzurri passarono in vantaggio con un gol di Nicolino Ventola in apertura. Il Milan reagì nella ripresa. Al 59′ pareggiò Shevchenko. Tre minuti dopo il nostro ricevette un passaggio sulla destra, si accentrò e fece partire una bordata ignorante sotto la traversa. Non contento, dopo altri tre minuti pennellò un cross al bacio per il terzo gol, firmato Pippo Inzaghi.

Edgar Davids, il gentiluomo con cui contra ebbe a che fare nel Trofeo TIM 2002 (fonte: affaritaliani.it)

Edgar Davids, il gentiluomo con cui contra ebbe a che fare nel Trofeo TIM 2002 (fonte: affaritaliani.it)

Il campionato di Contra proseguì tra alti e bassi, come tutto quel Milan. Prima di Natale visse un altro highlight, segnando in pieno recupero il gol vittoria contro l’Hellas Verona. Il 24 febbraio, contro il Venezia arrivò anche la terza segnatura in campionato.

La prima stagione di Contra in Italia sembrò dunque incoraggiante, tanto che venne confermato anche per l’anno successivo, nonostante qualche dubbio di natura tattica. Cioè, l’intenzione era quella, ma il misfatto era dietro l’angolo e aveva le fattezze poco rassicuranti del pitbull Edgar Davids.

Il 31 luglio 2002 si giocò la seconda edizione del Trofeo TIM, il triangolare estivo tra Milan, Juve e Inter. Nella sfida tra rossoneri e bianconeri, Contra e Davids ebbero modo di scambiarsi opinioni. Al quarto minuto, l’olandese entrò in modo troppo duro su Ringhio Gattuso e Contra corse in suo aiuto. La rissa fu inevitabile e non priva di finezze. Dopo aver riportato la calma, l’arbitro non potè fare altro che espellerli entrambi.

Vabbè dai, era un’amichevole, non contava niente, c’era caldo. Si sono menati, si sono sfogati, hanno capito la cazzata e si sono rippacificati subito dopo in un tripudio di pacche sulle spalle. Magari. La rissa non solo proseguì negli spogliatoi, ma degenerò pure. Per cinque minuti i due si insultarono e continuarono a scazzottarsi. Ci provarono un po’ tutti a dividerli, ma con scarso successo. Persino Paolo Montero cercò di riportarli alla ragione. Una rissa con Montero nel ruolo di paciere. Riuscite solo ad immaginare cosa possa essere stata?

Contra, il videogioco (fonte: collider.com)

Contra, il videogioco (fonte: collider.com)

Oh, del resto i romani dicevano “nomen omen” e, da uno che si chiamava come uno dei più famosi videogiochi sparatutto di tutti i tempi, cosa vi aspettavate? Ricami e merletti?

Dopo il fattaccio, il Milan si sentì in imbarazzo e fece partire Contra in fretta e furia verso l’Atletico Madrid. Vi giocò per due anni, senza lasciare particolari ricordi positivi. Dal 2004 fu coinvolto in una serie di prestiti: West Bromwich Albion, Politehnica Timisoara, Getafe. Con quest’ultimi il rendimento fu positivo, tanto che fu acquistato definitivamente. Rimase con loro fino al 2010.

Il suo anno buono fu il 2007-2008, quando fu uno dei protagonisti del cammino europeo degli spagnoli. Poche ore prima del ritorno dei sedicesimi di Coppa UEFA contro l’AEK Atene, venne a sapere della morte del padre. Vi pare che uno che si è menato con Davids possa scomporsi per questo? Non si lasciò travolgere dall’emozione. Scese in campo e realizzò un rigore.

Cosmin Contra con la maglia del Getafe (fonte: ecodiario.eleconomistas.es)

Cosmin Contra con la maglia del Getafe (fonte: ecodiario.eleconomistas.es)

Il vero spannung fu ai quarti, contro il Bayern Monaco. All’Alianz Arena le cose si misero male. Luca Toni portò avanti i tedeschi al 26′. A poco più di 10 minuti dalla fine Contra entrò in campo. All’ultimo minuto si inventò il pareggio. Azione confusa e insistita, il rumeno prese palla al limite, entrò in area e scavalcò il portiere con un tocco sotto.

Il ritorno fu uno psicodramma. Il Getafe fu eliminato ai tempi supplementari, all’ultima azione, per la regola dei gol in transferta. Ma il primo gol degli spagnoli era stato ancora di Contra, con una delle sue classiche sassate d’altri tempi. Ah, quei tre gol in UEFA alla fine furono gli unici con la maglia degli azulones.

Contra rimase in Spagna fino al 2010. Nel frattempo aveva di nuovo deliziato le masse con esibizioni di galateo. Nel 2009, dopo una sostituzione rimastagli sullo stomaco, aggredì il tecnico Victor Munoz lanciandogli un parastinchi.

Giocò un altro anno, di nuovo in Romania, di nuovo al Politehnica, dove nel contempo iniziò anche ad allenare. Dopo qualche dissidio col presidente Marian Iancu (ma visti come sono i vertici del calcio rumeno è difficile fargliene una colpa. Roba da far venire una languida nostalgia di Matarrese e Abete…), venne esonerato.

Cosmin Contra in versione allenatore (fonte: it.uefa.com)

Cosmin Contra in versione allenatore (fonte: it.uefa.com)

Nel luglio del 2012 tornò per la terza volta in Spagna, diventando allentore del Fuenlabrada, in terza serie. Dopo pochi mesi arrivò un’offerta dal Petrolul Ploiesti, serie A rumena, e se ne andò.

L’ultimo acuto della parabola di Cosmin Contra è di qualche giorno fa. Nel terzo turno di qualificazione delle fasi preliminari di Europa League, il Petrolul ha eliminato i ben più quotati olandesi del Vitesse con un gol segnato al 95′.

Segno di una squadra che ci crede sempre, che combatte, che lotta, testarda. Proprio come il suo allenatore. Proprio come Cosmin Contra. A suo modo, un idolo.